Il tecnico della Lazio, Maurizio Sarri, ha espresso un forte e chiaro disappunto nei confronti della Lega Serie A, accusata di una gestione caotica della data del derby. Nelle interviste post-partita, dopo la sconfitta in finale di Coppa Italia contro l'Inter per 2-0, Sarri ha denunciato apertamente una "serie di errori" da parte della Lega e ha minacciato di non presentare la squadra in campo se la partita dovesse essere confermata per la domenica mattina.
"Io ho la sensazione che se si gioca di lunedì vengo, domenica alle 12.30 giocano loro", ha dichiarato il tecnico ai microfoni di Mediaset, sottolineando la sua posizione intransigente.
"Io se fossi il presidente non presenterei nemmeno la squadra, tanto per noi è uguale, prendiamo un punto di penalizzazione ed è chiusa lì". Una presa di posizione netta che evidenzia la gravità della situazione e la sua determinazione.
Sarri ha rincarato la dose, affermando che «il casino viene da una serie di errori della Lega e ora deve rimediare». Ha criticato aspramente la mancanza di scuse per gli errori commessi e ha evidenziato come «ci sono quattro squadre che si stanno giocando una partita da ottanta milioni, questo non è calcio, è qualcosa di diverso», mettendo in luce le ingenti implicazioni economiche e sportive della vicenda.
Le motivazioni del rinvio e la reazione della Lega
La polemica è scaturita dalla programmazione del derby, inizialmente fissato per domenica alle 12.30, ma successivamente spostato a lunedì sera.
Questa modifica ha generato notevoli tensioni e proteste, in particolare da parte del tecnico laziale.
Il rinvio del derby Roma-Lazio a lunedì 18 maggio alle 20.45 è stato disposto dal Comitato per l’ordine e la sicurezza, a causa della concomitanza con la finale degli Internazionali di tennis al Foro Italico. La Lega Serie A ha reagito con un comunicato critico, esprimendo il proprio dissenso e presentando ricorso al TAR per contestare la decisione.
Il tecnico ha ribadito con forza che "si sono concatenati una serie di errori, tutti fatti dalla Lega di Serie A", definendo la scelta di far giocare alle 12.30 una partita che per lui e la società "vale settanta, ottanta, novanta milioni di euro" come sintomo di "«non avere un’idea di cosa è il calcio". Una critica profonda alla gestione e alla comprensione delle dinamiche del campionato da parte degli organismi dirigenti del calcio italiano.