Le recenti dichiarazioni di Gianni Infantino, presidente della Fifa, hanno scatenato una ferma reazione negli ambienti della Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc). Le parole di Infantino, pronunciate con ironia sulla mancata qualificazione dell’Italia al prossimo Mondiale, hanno suscitato un'ondata di disappunto. Il numero uno della Fifa aveva infatti suggerito, con tono provocatorio, la necessità di ampliare il torneo a "64 squadre o forse a 228" affinché gli azzurri potessero finalmente parteciparvi. Questa affermazione è stata categoricamente definita dalla Figc come "un’uscita infelice, una caduta di stile che ha ferito il sentimento dell’intera comunità sportiva italiana".
La riflessione emersa in seno alla federazione pone l'accento su come il calcio debba essere intrinsecamente portatore di valori fondamentali, primo fra tutti il rispetto, sia nei momenti di trionfo che in quelli di sconfitta. "Nella vittoria e nella sconfitta – si legge nelle considerazioni federali – il calcio insegna i valori a cominciare dal rispetto". In questo delicato contesto, il presidente federale Gabriele Gravina, sebbene dimissionario, mantiene la sua carica esclusivamente per la gestione degli atti indifferibili, mentre la federazione si trova a navigare una fase complessa anche sotto il profilo istituzionale.
Le dichiarazioni di Infantino e il contesto mondiale
Le affermazioni di Infantino sono state rilasciate durante un’intervista concessa alla tv brasiliana CazéTV, a pochi giorni dall’avvio del Mondiale 2026, che segna la prima edizione con 48 squadre partecipanti.
Il presidente della Fifa, rivolgendosi direttamente all’Italia, esclusa dalla competizione, ha dichiarato: "Godiamoci questa prima Coppa con 48 nazionali. Forse l’Italia si qualificherebbe con 64 selezioni… Potrei allargare a 208 per vedere se riuscirebbe a qualificarsi…". L’ironia di Infantino ha rapidamente fatto il giro del mondo, provocando reazioni non solo in Italia ma anche tra gli operatori del settore a livello internazionale.
L'impatto sulla comunità sportiva italiana
La pronta risposta della Figc evidenzia la profonda sensibilità del tema e il peso significativo che le parole dei massimi vertici del calcio mondiale possono esercitare sul sentimento nazionale. L’esclusione dell’Italia dal Mondiale rappresenta un frangente particolarmente arduo per l’intero movimento calcistico italiano, già impegnato in una fase di transizione e nella cruciale necessità di rilanciare il proprio progetto sportivo. In questo scenario, la ferma richiesta di rispetto e la decisa sottolineatura dei valori educativi intrinseci al calcio assumono una centralità ancora maggiore nel dibattito pubblico e istituzionale.