La rivoluzione bianconera potrebbe partire proprio da dove, un anno fa, erano state concentrate molte speranze: l’attacco. Jonathan David e Loïs Openda, arrivati con aspettative diverse ma con lo stesso obiettivo di cambiare volto alla Juventus, sono oggi al centro di riflessioni profonde. Non si tratta ancora di un doppio addio scritto, ma il fatto che entrambi siano finiti nelle valutazioni di mercato racconta la necessità del club di alleggerire la rosa, liberare risorse e ridare coerenza al progetto tecnico.
Il caso più delicato è quello di Openda.
Il belga era stato preso per aggiungere velocità, profondità e gol, qualità che alla Juventus sono mancate per lunghi tratti della stagione. Invece il suo impatto è rimasto lontano dalle attese: pochi lampi, poca continuità, un inserimento mai davvero completato. Il problema, però, non è soltanto tecnico. L’operazione con il Lipsia pesa sui conti e rende complicato trovare una via d’uscita indolore. Servono club interessati, una formula sostenibile e la disponibilità del giocatore ad aprire un nuovo capitolo.
David ha deluso, poche opportunità di restare a Torino
Diverso, ma non meno importante, il discorso su David. Il canadese è arrivato a parametro zero, ma non a costo zero: commissioni, ingaggio e durata del contratto rendono comunque la sua posizione significativa nel bilancio.
Rispetto a Openda ha mostrato qualche segnale in più e potrebbe avere margini per giocarsi una seconda occasione. Allo stesso tempo, proprio la sua maggiore rivendibilità può trasformarlo in una pedina preziosa: se arrivasse un’offerta convincente, la Juventus avrebbe il dovere di ascoltarla.
Il punto centrale è che la Juve non può permettersi un reparto offensivo costoso e poco produttivo. Senza un rendimento adeguato davanti, ogni scelta di mercato diventa più difficile: acquistare un nuovo centravanti, finanziare altri reparti, ridurre il monte ingaggi e rispettare gli equilibri economici. Per questo la questione David-Openda non è soltanto una vicenda di campo, ma un test sulla capacità della nuova dirigenza di correggere gli errori senza svalutare gli investimenti.
Molto dipenderà anche dalle strategie in entrata. Se il club individuerà un attaccante più adatto alle idee tecniche e più continuo sotto porta, almeno una cessione diventerà quasi obbligata. Openda sembra oggi il candidato più vicino all’addio, mentre David appare sospeso tra permanenza e mercato. Ma nel calcio di giugno le gerarchie cambiano in fretta: basta una proposta dall’estero o una necessità di bilancio per trasformare una valutazione in trattativa.
La Juventus vuole evitare un’altra estate di compromessi. Dopo una stagione sotto le aspettative, l’attacco ha bisogno di certezze, non di punti interrogativi. David e Openda erano investimenti pensati per aumentare il peso offensivo della squadra.
Oggi, però, rappresentano anche il simbolo di un mercato da raddrizzare. Tenerne uno, venderne uno o sacrificarli entrambi: la scelta non sarà soltanto tecnica, ma dirà molto sulla direzione della nuova Juventus.