Sempre ironico e innamorato del calcio e della Juventus, Michel Platini è stato ospite a Fiano, nel Torinese, per la ventunesima edizione della Fondazione Vialli e Mauro Golf Cup, iniziativa nata per sostenere la ricerca sulla Sla e che ogni anno coinvolge numerosi ex campioni dello sport.

Prima della gara sul green, “Le Roi” ha parlato a tutto campo di Mondiali, Juventus e futuro del calcio italiano, lasciando però fuori dal dibattito un solo tema: la denuncia presentata contro il presidente Fifa Gianni Infantino.

"Su quello non ho niente da dire", ha tagliato corto.

Mondiali e nuove geometrie del calcio globale

Interrogato sull’evoluzione del Mondiale e sull’aumento delle squadre partecipanti, Platini ha commentato con apertura il cambiamento del formato.

"Avevo anche io in mente di valutare il numero delle squadre che partecipano alla coppa del mondo. Una competizione con 17 squadre europee e solo quattro africane andava bene una volta. Oggi, ad esempio, ci sono tante squadre a livello di quelle europee. Politicamente qualcosa andava fatto perché ormai il calcio è sviluppato ovunque".

Pur senza entrare nel merito del formato ideale, ha riconosciuto la necessità di aprire la competizione a nuovi contesti.

"Di certo è stato corretto dare una possibilità a realtà nuove.

È un po' complicato ma trovo normale aprirsi al mondo".

Italia e Juventus, il nodo della ripartenza

Sul Mondiale imminente, Platini ha indicato la Francia tra le favorite, sottolineando al contempo l’assenza dell’Italia, tema che ha riportato l’ex numero 10 a una riflessione più ampia sul calcio italiano.

"La Francia è la favorita", ha detto senza esitazioni.

Ma è parlando della Juventus che il discorso si è allargato all’intero sistema: "È l'Italia intera che deve ripartire da zero, più che la Juve".

Secondo l’ex campione, il problema è strutturale: "Non è possibile che per tre volte la nazionale non partecipi al campionato del mondo. Il calcio italiano deve fare quello che abbiamo fatto in Francia quando non andavamo mai ai Mondiali".

Platini ha citato il modello francese come esempio: "Serve ricostruire un centro di educazione e formazione per tutto il sistema. È una decisione politica, non calcistica".

Il futuro di Platini: niente club, solo consulenza

Sul proprio futuro nel calcio, Platini ha escluso un ritorno operativo nei club o nelle dirigenze.

"Ho dei progetti sul calcio, è vero, ma solo come consigliere. Non ho intenzione di entrare in una società o in una organizzazione. L'ho fatto in passato e va bene così".

Nessun ritorno alla Juventus, dunque, nonostante il legame affettivo con il club bianconero.

"Quando penso alla Juventus penso ai tifosi, ai bellissimi anni che ho trascorso qui, all'impegno della famiglia Agnelli. Ma escludo di poter fare parte della dirigenza".