E' una delle piaghe sociali più difficili da arginare, in quanto ha un giro d'affari ogni anno che oscilla tra 80 e 100 miliardi di euro di fatturato (3% del PIL italiano) con oltre 113mila sale presenti (dati Wired Italia), soprattutto nelle grandi città e nelle zone turistiche sulle coste.

Si tratta del fenomeno della dipendenza da gioco d'azzardo che colpisce almeno 700mila italiani (dati 2011 Ministero della Salute) e a cui la politica si comporta in modo sempre più contradditorio e fuorviante.

Da una parte, infatti, il Governo Letta ha condonato, su richiesta della Corte dei Conti, 98 miliardi di euro di multe alle dieci maggiori concessionarie delle slot machine per mancanza di collegamenti alla SOGEI, la società di servizi informatici collegata al Ministero dell'Economia: le sanzioni sono ridotte così a un importo irrisorio di 700 milioni di euro.

E lo Stato ha incassato 4,5 miliardi di euro nel 2012 dal gioco d'azzardo, di cui detiene il monopolio: una cifra, visti i tempi di crisi, cui è difficile rinunciare anche se a discapito soprattutto dei ceti sociali meno abbienti e più esposti alle fragilità psichiche.

Dall'altra, ma a quanto pare solo a parole e pochi fatti tranne alcuni casi sporadici come la Regione Lombardia e la Provincia di Bari, si presentano proposte per arginare questo vizio che manda alla rovina migliaia di famiglie italiane, ma di soluzioni reali e concrete, purtroppo, se ne vedono in misura minima.

Una iniziativa meritevole di attenzione è stata promossa di recente dalla Banca Popolare di Reggio Emilia: infatti l'istituto di credito ha attivato il programma "No Slot" finalizzato a limitare la ludopatia nei suoi clienti.

Con una circolare pubblicata su La Stampa, i 12mila dipendenti della banca saranno formati e istruiti sulle modalità di individuazione di un giocatore patologico e potranno, previo delibera del direttore della filiale, bloccarne il conto corrente e segnalarne i comportamenti ad appositi centri di natura assistenziale, secondo un approccio definito "laico e non ideologico".

Un gesto concreto che si unisce ad altri come quello, ad esempio, degli abitanti di Antrona, in Piemonte, i cui locali pubblici hanno bandito l'utilizzo delle macchinette mangia soldi.

La Regione Lombardia ha di recente approvato una legge che prevede, tra le altre novità, il divieto per i nuovi locali con più di tre slot machines di avere una distanza inferiore a 500 metri da luoghi sensibili frequentati da minori.

A nostro avviso l'impegno delle Amministrazioni Pubbliche non può fermarsi a uno spot pubblicitario realizzato dai sindaci di sei tra le principali città italiane (Napoli, Milano, Torino, Verona, Bari, Palermo e Parma) che denunciano con parole forti questa piaga sociale. Servono interventi concreti e mirati per evitarne la preoccupante diffusione tra chi, in difficoltà economica, ritiene il gioco d'azzardo uno strumento utile per guadagnare soldi in modo facile e immediato: un'indagine della Coldiretti evidenzia che tale dipendenza vale il 70% della spesa alimentare delle famiglie.