Secondo l'Hindustan Times, la Nia indiana, incaricata delle indagini sui due marò italiani accusati di aver ucciso due pescatori locali mentre erano di pattuglia su una nave italiana, la Enrica Lexie, avrebbe proposto l'imputazione dei due soldati secondo il "Sua Act", una legge indiana contro la pirateria marittima che prevede la pena di morte.
Quando i due marines vennero rimandati a casa durante le elezioni, prima di riconsegnarli alla polizia indiana, il governo italiano pretese che i due fossero giudicati escludendo la pena di morte, in quanto la nostra costituzione non prevede nessun tipo di estradizione verso paesi che applicano la pena di morte.
Solo dopo aver avuto rassicurazioni in merito e dopo le dimissioni del ministro degli esteri Terzi, Latorre e Girone furono rimandati in India.
Ora questa notizia, ripresa in Italia dall'Ansa, se confermata cambierà nuovamente le carte in tavola, esponendo i due fucilieri ad un processo logorante e rischioso. Questo nonostante le assicurazioni del governo italiano di pochi giorni fa.
Il rapporto sarebbe stato presentato al ministero dell'interno lunedì scorso, ma dalla polizia indiana trapela solo un no comment alle richieste di conferma pervenute dall'Italia.
Speriamo davvero che il governo italiano si esprima presto in merito alla vicenda, coinvolgendo di più anche l'Unione Europea. Fino ad ora, nonostante le rassicurazioni, l'Italia non ha dato l'impressione di essere in grado di proteggere al meglio i suoi militari.