Il mistero relativo alla sparizione di Elena Ceste, datata 24 gennaio 2014, si infittisce. Come noto la storia della donna, madre di ben quattro figli, è finita nel mirino dei Ris, i quali hanno da poco terminato le loro indagini sul pc della mamma di Costigliole D’Asti.
Cosa è emerso? Che Elena utilizzava questo computer per scambiare i classici messaggi in chat tanto di moda in questo periodo tra persone di tutte le età e pare che utilizzasse la piattaforma del noto social network Facebook. Secondo suo marito, tale Michele Buoninconti, su tale pc dovrebbe essere individuabile un video capace di fornire importanti risposte circa l'accaduto. Cosa potrebbe essere successo? Che alcuni oscuri personaggi potrebbero avere immortalato Elena in atteggiamenti particolari, salvo poi minacciare di rivelare l'esistenza delle immagini (al marito e in generale agli utenti del social?) a scopo ricattatorio.
Secondo alcuni testimoni Elena si sentiva tradita, ferita, umiliata. Da una persona della quale si fidava ciecamente, che l'aveva gettata in pasto alla morbosa curiosità di osservatori senza scrupoli pronti a farsi beffa di Elena Ceste e della sua reputazione di moglie e madre, ma soprattutto di persona.
Una vergogna che potrebbe essere stata troppo pesante da sopportare per questa apparentemente tranquilla madre di famiglia di un piccolo paese di provincia come tanti altri, Costigliole d'Asti. E proprio la ristrettezza culturale, il pregiudizio, la necessità di dover salvare la faccia a tutti i costi potrebbero aver avuto un ruolo importante in questa complessa vicenda, più complessa di quanto sembrava all'inizio, anche perché non è chiara l'attendibilità di alcune segnalazioni relative alla presenza della Ceste su alcuni affollati bus torinesi.
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