Eccoci finalmente tornati a quelle belle battaglie dell'Italia Repubblicana sui diritti civili e conseguente scontro tra cattolici e laici. Non sono passati molti anni da quando Luxuria in Parlamento voleva la toilette per i transessuali. E partiamo proprio da Luxuria, non per la sua brutta avventura in Ucraina, ma per il fatto che era stato invitato a parlare in un Liceo di Modena. Le polemiche che ne sono scaturite sono state violente. Libertà di espressione, laicismo, educazione alla diversità, bigottismo, clericalismo, intolleranza e potremmo continuare sulle terminologie in uso in questi giorni.

La scuola italiana, con tutti i noti problemi, in questi giorni ha anche un problema di non poco conto. Il nodo del contendere sono i cosiddetti progetti Gender, cioè quelle lezioni svolte per insegnare la diversità e per combattere l'omofobia, spesso alla base di atteggiamenti bullistici. I promotori di tali progetti sono finito nell'occhio del ciclone. I cattolici sono insorti. E così scopriamo che la vera, unica, grande divisione ideologica che ancora permane in Italia, è tra cattolici e non cattolici.

E' giusto o no svolgere tali progetti a scuola? Come vengono svolti? I genitori in tutto questo che ruolo svolgono? Il Sottosegretario all'Istruzione, il fiorentino Gabriele Toccafondi, è stato chiaro: "Non c'è giorno che passa - ha detto alla rivista cattolica Tempi.it - in cui non ci siano genitori costretti a dar battaglia vedendo lesa la loro libertà di educazione, per altro protetta dall'articolo 30 della Costituzione.

Penso all'ultimo episodio di Modena in cui si pretendeva che Vladimir Luxuria entrasse a parlare al liceo classico Muratori senza nemmeno un contraddittorio. Non si può usare la scuola così, come un campo di battaglia ideologico. Oltre al governo quindi tutti dovranno fare un passo in avanti per fermare questa invasione di campo".

I giornali cattolici, dicevamo, si sono subito detti contrari all'impostazione di tali progetti: " Un progetto che tra l'altro può arrecare danni psichici ai bambini" è stato detto.

Sotto accusa l'UNAR che come si legge in uno dei siti delle associazioni più contrarie a quest'eventualità, La manif pour tous si legge: "Ho già avuto occasione di segnalare le esondazioni dell'Unar, l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali costituito presso la Presidenza del Consiglio, Dipartimento Pari Opportunità col decreto legislativo n.

215 del 9 luglio 2003. Il decreto mira ad adeguare la legislazione italiana alla direttiva europea 2000/43/CE riguardante "parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica". Da ultimo l'Unar si occupa invece soprattutto di omosessualità, con interventi nel campo della scuola e dell'informazione".

Anche il cardinale bagnasco si è espresso in termini forti: "In questa logica distorta e ideologica - ha detto Bagnasco -, si innesta la recente iniziativa - variamente attribuita - di tre volumetti dal titolo "Educare alla diversità a scuola", che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado.

In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione - cosa giusta -, in realtà mirano a "istillare" (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre… parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte. È la lettura ideologica del "genere" - una vera dittatura - che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l'identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei "campi di rieducazione", di "indottrinamento". Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati?

Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l'esplicita autorizzazione? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti. I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c'è autorità che tenga".

Polemiche e accuse di integralismo da una parte e dall'altra. Sullo sfondo, le persone veramente coinvolte, gli studenti e le loro famiglie. La domanda è: di chi è la scuola?