Arriva Uber a Milano e i tassisti della città si fermano. Per scioperare. E lasciano così a piedi i turisti spaesati arrivati alla stazione centrale di Milano e in vana attesa di una auto bianca che li conduca verso le destinazioni più note del capoluogo lombardo. Ma chi è Uber? Purtroppo non è solo un turista tedesco, proveniente magari dalla Baviera, ghiotto di wurstel e dedito alla birra bionda, che altrimenti non ci sarebbe stato nessun problema per i tassisti, che anzi avrebbero probabilmente gareggiato per trasportare il benestante signore tedesco, ma è un'app, ovvero una funzionalità multimediale di una società, Uber appunto, che, in sostanza, gestisce una sorta di servizio taxi privato.

Magari realizzando, per qualcuno, anche un sogno di bambino.

Fatto sta che, tale pratica, al centro anche di un documento in 5 punti inviato al Governo dall'assessore milanese Maran, che ne sottolinea le potenzialità positive in termini di servizio, non piace affatto ai tassisti che anzi denunciano una situazione di concorrenza sleale, da parte dei privati senza licenza, un mercato dell'illegalità e una situazione di fatto insostenibile per loro. Gli stessi tassisti in protesta davanti la stazione centrale hanno richiesto l'intervento di una pattuglia della polizia locale per sanzionare proprio un conducente Uber che trasportava un passeggero.

E mentre sulla strategia dello sciopero ad oltranza la categoria appare divisa, con numerosi tassisti che hanno rinunciato alla mobilitazione di piazza, un sostegno alla categoria e alle loro istanze, arriva dall'ex vicesindaco di centrodestra Riccardo DeCorato, oggi vice-presidente del consiglio comunale, il quale ha anche chiesto all'assessore Maran di spiegare la sua scelta, che per De Corato è una legittimazione di una situazione illegale, accusandolo inoltre di agire in maniera isolata anche rispetto alla stessa maggioranza.