Prima il braccio armato di Hamas, le Brigate Ezzedin al-Qassam, e poi il movimento politico al governo sulla Striscia bocciano la tregua egiziana: "Si tratta di una resa. Inaspriremo la battaglia contro il nemico". E nel frattempo il bilancio delle vittime continua ad aumentare: 194 palestinesi morti e più di 1400 feriti.
Durano da sette giorni i raid israeliani sulla Striscia di Gaza. Da parte palestinese, invece, i miliziani continuano a lanciare razzi contro Israele, colpendo Gerusalemme e Tel Aviv. Nessuna tregua in vista.
Hamas, dopo le iniziali aperture del suo leader Ismail Haniyeh, volta le spalle alla Lega Araba, con un gesto di sfida.
A niente sono serviti gli appelli alle diplomazie internazionali. Il cessate il fuoco è stato respinto. Obama e i suoi avevano subito accolto con favore la proposta di tregua (tregua dalle ostilità aeree, marittime e terrestri) con, inoltre, il serio impegno di accogliere entro 48 ore delegazioni israeliane e palestinesi per aprire un negoziato. Nulla di fatto, però.
Come se non bastasse Hamas ha chiuso il transito fra Gaza e Israele attraverso il valico di Erez. Nessun giornalista straniero, malato palestinese da curare in Israele, ferito in fin di vita, potrà più transitare. Una situazione sempre più asfissiante e critica quella di Gaza. Basteranno l'impegno americano e internazionale a riportare pace nella zona? Ma soprattutto, si parla di pace o solo di tregua?