Nonostante Massimo Giuseppe Bossetti continui a proclamarsi innocente e perciò estraneo all'uccisione di Yara Gambirasio, le prove contro di lui sono schiaccianti e le accuse sono di omicidio con l'aggravante della pena per la ferocia e le torture inferte sulla bambina. La sera del 26 novembre 2010, il cellulare di Bossetti, esattamente come il cellulare di Yara, si collega con la cella di via Natta a Mapello e poi resta spento sino alle ore 7:34 del mattino seguente, ma l'uomo sospettato di omicidio difende la sua posizione dichiarando che il suo telefono era semplicemente scarico di batteria.
Per di più come avevamo già detto in questi giorni gli inquirenti esaminando le immagini di una telecamera a circuito chiuso avrebbero ripreso Bossetti transitare presso i medesimi luoghi di Yara, tuttavia il probabile assassino respinge ogni accusa. Un'altra prova contro Bossetti è il DNA ritrovato sul corpo di Yara, ma l'uomo giustifica il tutto dicendo che essendo soggetto a continui episodi di epitassi è possibile che i suoi arnesi da lavoro si siano imbrattati del suo stesso sangue e che chiunque sul posto di lavoro avrebbe potuto utilizzarli per commettere l'omicidio della bambina, inoltre Massimo non scarta nemmeno l'ipotesi di essersi lesionato durante le ore lavorative.
Gli inquirenti sospettano che ad aver distolto Yara dal rincasare quel giorno della sua scomparsa siano stati un uomo ed una donna, e che la stessa Yara confidasse in uno di loro due, ma come se non bastasse alla bambina fu tolto prepotentemente di mano il cellulare, probabilmente la piccola sportiva intendeva chiamare i genitori come era solita a fare quando ritardava il rientro a casa.
Il PM Letizia Ruggeri, che dirige le ricerche avrebbe affermato che le ferite sul corpo della piccola Yara Gambirasio non denotano una precisa determinazione ad uccidere, tanto è vero che non si riesce a comprendere chiaramente con quale criterio siano state eseguite, forse unicamente per lesionare, oppure per stordire o semplicemente per sopprimere.
Come precisa il giudice il corpo senza vita di Yara non evidenziava l'assenza di sangue, il che significa che la bambina al momento del decesso non era esangue, addirittura non si esclude che le lesioni sul corpo di Yara siano state fatte quando oramai era priva di vita. Il corpo di Yara Gambirasio evidenziava una lesione che riproduceva una X e secondo il PM Letizia Ruggeri non si tratta di un rituale religioso, attualmente non ci sono certezze ma potrebbe trattarsi di un segno di riconoscimento oppure unicamente una fatalità.
Gli avvocati di Massimo Bossetti solleciteranno la ripetizione dell'esame del DNA, ma le indagini non si fermeranno e gli inquirenti non cesseranno di sondare, tanto è vero che sono già iniziati gli esami sul camioncino e sulla Volvo di proprietà del presunto omicida, da parte dei Ris di Parma per verificare se vi siano tracce di sangue della povera Yara Gambirasio.