E’ durata appena 2 delle 72 ore previste la tregua umanitaria richiesta da Hamas e concessa da Israele dopo le pressioni di ONU e Stati Uniti. In mattinata è infatti arrivata una notizia, da fontimediche palestinesi, secondo la quale 8 persone erano morte colpite da un colpodi artiglieria a Gaza. Subito dopo è ripreso il lancio di razzi verso il territorioisraeliano, cui l’esercito di Tel Aviv ha risposto con colpi di artiglieriapesante che avrebbero fatto 40 vittime nei pressi di Rafah, nel sud dellaStriscia di Gaza.

La fragile tregua

Quella concordata tra Israele e Hamas era la prima tregua bilaterale dall’inizio delconflitto, il 7 luglio scorso, circostanza che lasciava sperare in un esitomigliore delle precedenti, dichiarate unilateralmente e mai rispettate.

La fragilità del cessate il fuoco poteva comunque essereletta tra le righe della formula con cui le parti avevano annunciato l’accordo,secondo la quale “Israele potrà continuare le sue operazioni difensive neitunnel scavati nella Striscia di Gaza e i palestinesi potranno ricevere aiutiumanitari (alimenti e medicinali), curare i feriti, seppellire i morti”. L’annuncio dell’accordo raggiunto era stato dato dal segretario di Statostatunitense John Kerry, con l’auspicioche i 3 giorni di tregua fossero utilizzati per avviare immediati negoziati perarrivare ad un accordo di pace di lungotermine. Speranzerapidamente dissolte questa mattina, prima dalle esplosioni e poi dallacomunicazione fatta pervenire dalle autorità israeliane all’inviato dell’ONU con la quale annunciavano di non ritenere piùvalida la tregua.

Ilrigetto della concessione fatta solo poche ore prima è stata motivata con laviolazione del cessate il fuoco per il quale Hamas si era impegnata davanti alsegretario generale del’ONU e al segretario si stato USA Kerry.

Il bilancio della crisi

Cresceintanto la tragica contabilità delle vittime, salite a 1.440 da parte palestinese e 61sul fronte israeliano. Cifre che hanno superato quelle dell’operazione Piombo Fuso condotta dall’esercito diTel Aviv nel 2008/2009. Mala drammaticità della situazione è resa ancora più evidente dalla denuncia dei 400.000 sfollati che l’ONU non riesce piùad accogliere nelle sue strutture, e dalla carenza di materiale sanitario dibase per curare i feriti come il filo per le suture.

Una situazione che fa passare in secondo piano la ricercadella ragione tra le parti in conflitto, entrambe accusate dall'Alto Commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay di graviviolazioni dei diritti umani, in particolare Israele che, sempre secondo Pillay,“viola deliberatamente il dirittointernazionale”.