Cinque semplici lettere, che se vengono messe nell'ordine giusto possono richiamare alla mente dell'uomo la paura atavica della malattia e l'ineluttabilità della morte. La parola in questione è Ebola e ciò che rappresenta sta innalzando il livello di allerta delle autorità sanitarie di moltissimi Paesi. L'ebola è infatti il virus che in poche ore è arrivato all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale, a causa della sua recente diffusione nell'Africa Occidentale e grazie alla conseguente copertura dei mass media.
Che cos'è l'ebola e quali sono i suoi pericoli?
L'ebola è un virus dall'elevata aggressività nei confronti dell'uomo, pericoloso perché capace di provocare una devastante febbre emorragica. I ceppi attualmente individuati sono caratterizzati dall'elevata rapidità di decesso al contagio, ma fortunatamente le infezioni tendono a localizzarsi geograficamente in zone isolate, mentre il potenziale epidemiologico è considerato di scarso impatto. La ricerca scientifica e farmaceutica si sta attualmente concentrando sulla produzione di un vaccino, ma i fondi resi disponibili non risultano sufficienti a supportare il lavoro degli scienziati. A ciò si aggiunge il mercato internazionale piuttosto ristretto, che non rende profittevole finanziare la ricerca di un rimedio.
In Africa è strage, ma i fondi per la ricerca risultano fermi
Intanto prosegue la diffusione del virus in diversi Paesi dell'Africa occidentale, tra cui è possibile ricordare Sierra Leone e Liberia. L'organizzazione dei Medici senza frontiere parla addirittura di epidemia fuori controllo, mentre il numero dei morti per la malattia si avvicina alle 700 unità. Nonostante la situazione sul campo, c'è una notizia positiva: le principali istituzioni per la tutela della salute pubblica circoscrivono il problema e parlano di situazione sotto controllo. Per l'Italia numerosi esperti sono già intervenuti per rispondere alle ansie della popolazione, affermando che nel nostro Paese non vi sia alcun pericolo concreto, mentre il livello di attenzione delle autorità preposte resta comunque massimo.