Speriamo tutti possa essere una svolta nelle guerre che si stanno combattendo e che vede coinvolto l'Isis, Stato islamico del califfo Al-Baghdadi. Secondo varie fonti, sembra che se un combattente islamico viene ucciso da un uomo in battaglia, gli spetta il paradiso con accoglienza da parte di 72 vergini, mentre se sarà una donna ad ucciderlo, possono andare lo stesso nel loro paradiso, ma senza le vergini.

Questa teoria sarebbe alla base di quanto sta accadendo di strano nei luoghi dove si svolgono scontri a fuoco tra i jihadisti ed i peshmerga in Iraq e nel nord della Siria.

In molte occasioni si sono visti i primi fare dietrofront alla vista di donne soldato curde, per evitare di essere colpiti da loro. Tra le prime a notare questi comportamenti apparentemente fuori dalla logica sono state le donne peshmerga che hanno comunicato ai comandi di Erbil e Suleymania, di essere molto soddisfatte per aver bloccato l'avanzata dell'Isis senza veri e propri scontri a fuoco.

Alla base di questi strani comportamenti ci sarebbero una mancanza di certezze da parte degli imam salafiti che spalleggiano l'Isis, secondo i quali non ci sarebbe la sicurezza che un combattente possa trovare le 72 vergini in paradiso, se ucciso da una donna.

La svolta potrebbe essere quindi quella di addestrare ed inviare verso le zone dei combattimenti il maggior numero possibile di donne peshmerga, così che possano essere un baluardo in difesa delle loro terre.

Al giorno d'oggi le donne compongono un reggimento con quattro battaglioni, ed è uno sviluppo di quello che fu l'inizio nel 1996 con 11 reclute dell'Unione Patriottica del Kurdistan di Jalal Talabani.

Hanno alle spalle la guerra del 2003 contro le truppe di Saddam, quando combatterono come tiratori scelti. Nei combattimenti fortunatamente non ci sono state vittime tra le donne, e questo fa ben sperare per le prossime occasioni. Le donne svolgono un duro addestramento dando il meglio di loro stesse, in quanto molto motivate poiché, come dice una di loro in un'intervista alla BBC, "vogliamo combattere per difendere il Kurdistan e anche difendere noi stesse perché da quanto visto a Mosul i jihadisti attaccano proprio noi donne».

Ma a ben leggere la storia, vediamo che fin dal XII secolo, Saladino volle donne curde al suo fianco, in quanto molto apprezzate per la loro serietà e dedizione.

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