Il ministro dell'Interno Angelino Alfano afferma, durante un'informativa alle Camere, che è aumentato il pericolo per l'Italia di un'aggressione sul proprio territorio da parte di organizzazioni fondamentaliste islamiche. Italia in generale, e Roma in particolare stanno correndo un "pericolo senza precedenti" quali obiettivi dell'Isis, che "ha ambizioni, soldi ed uomini pronti a combattere che nessun'altra aveva mai avuto; un'organizzazione spietata, che infligge torture e commette crimini brutali contrari ad ogni principio di umanità", come e forse più di al Qaeda.

Pur non essendoci indicazioni precise riguardo progetti di attentati contro il nostro Paese, è in atto una "massima vigilanza" da parte delle forze dell'ordine. I soldi in mano all'Isis vengono conteggiati in 2 miliardi di dollari contanti, secondo il Copasir (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica), e questi potrebbero essere, aldilà dei convincimenti religiosi, una molla potente per atti sconsiderati. Seppure da alcune parti si pensa che le parole del leader al Baghdadi siano prettamente simboliche, quando indica la conquista di Roma come meta degli sforzi islamici, dobbiamo anche aver paura del fatto che molti dei combattenti, almeno quelli più influenzabili, possano convincersi a prendere alla lettera le parole del loro califfo.

La spietatezza di alcuni di loro e l'efferatezza dei crimini dovrebbe metterci in guardia da qualunque infiltrazione esterna onde evitare rischi per la popolazione.

Possiamo già vedere come nelle nostre strade siano aumentati i posti di blocco e ci sia più nervosismo tra la gente che guarda alle persone con i tratti somatici arabi, con un po' più di diffidenza. E' questo il pericolo principale.

Che si passi ad uno stato di allarme, speriamo non giustificato, durante il quale aumenti l'ansietà verso finora improbabili atti di aggressione verso il nostro paese ed i nostri simboli religiosi. Forse la paura più grande da parte delle forze di polizia riguarda il flusso di estremisti islamici che si muovono come fossero cittadini europei, in quanto appartenenti alla seconda generazione di immigrati.

Ma oltre a costoro, che ufficialmente sono 48 almeno per le persone coinvolte con la guerra civile siriana provenienti dal nostro Paese, secondo il Viminale ci sono stati addirittura 2 italiani di cui uno morto durante i combattimenti.

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