Non sempre in questo strano Paese si riesce a venire a capo di delitti, rapine, rapimenti, malversazioni, che così finiscono per diventare misteri. Per fortuna non è andata così riguardo alla rapina compiuta da due rapinatori palermitani nel febbraio scorso. I due avevano rapinato la gioielleria Trumaz a Torino. Nello scorso maggio venne arrestato il diciassettenne grazie alle riprese di una telecamera posta all'interno della gioielleria e dall'accento palermitano riconosciuto dal gioielliere. Il secondo rapinatore però rimaneva ancora a piede libero almeno fino a pochi giorni fa quando è stato arrestato anche Emanuele Rubino di 26 anni.

La rapina, avvenuta il 12 febbraio scorso, si era contraddistinta per la particolare violenza con cui è stata condotta. I due palermitani avevano pianificato e architettato il colpo da mettere a segno nella gioielleria fin nei minimi dettagli: nel negozio è entrato prima il 17enne fingendosi interessato ad acquistare un orologio da regalare alla sua ragazza in occasione di San Valentino. Poco dopo in gioielleria entra il suo complice Emanuele Rubino, vestito da postino (aveva trafugato i vestiti qualche giorno prima alle Poste di Moncalieri), che fingendo di dover consegnare una raccomandata estrae fulmineamernte una pistola che rivolge contro il gioielliere minacciandolo di consegnargli i preziosi.

Il gioielliere però si + rifiutato, ne è nato uno scontro fisico, ma il complice 17enne utilizzando uno spray urticante è riuscito ad avere la meglio sul gioielliere. L'uomo ormai impossibilitato a reagire, è stato colpito più volte con il calcio della pistola e quindi alla fine è stato costretto ad aprire la cassaforte. I due rapiunatori hanno trafugato un bottino per un valore complessivo di oltre 300mila euro, quindi si sono dileguati a bordo di due motorini.

È stato fondamentale per l'autorità investigativa ricostruire l'operato dei due criminali attraverso l'iter che hanno seguito: tutto prende le mosse dalla rapina nei confronti di un postino di Moncalieri a cui vengono rubati abiti e scooter.

Per risalire ai due in particolare è stato molto importante esaminare il riscontro dei tabulati telefonici: dalle celle agganciate dal cellulare del 17enne è emerso come quest'ultimo sia stato accompagnato proprio da Rubino, con cui da Palermo si è spostato a Torino per poi fare il viagggio opposto, poco prima e poco dopo la rapina. L'analisi del Dna rinvenuto su una ciocca di capelli sul casco da postino gettato in strada dopo la rapina, ha confermato che si trattava proprio di Rubino. Insomma grazie all'attività investigativa condotta in collaborazione tra le forze dell'ordine di Torino e Palermo si è potuto venire a capo di questa rapina ricostruendo dettagliatamente i movimenti dei due malviventi.