Vincenzo il bambino seviziato a Napoli da un adulto con una pistola ad aria compressa in un autolavaggio, sta recuperando fisicamente e moralmente, anche se non è escluso in futuro un apporto psicologico per recuperare dal trauma causato dalla violenza subita. Ieri ha finalmente ripreso a mangiare. Oggi ha pranzato con pollo e pastina in brodo. La moglie del 24enne ora recluso nel carcere di Poggioreale, è stata aggredita, fisicamente e verbalmente da alcuni sconosciuti, non ancora identificati, mentre andava a trovare suo marito.

A renderlo noto è stato l'avvocato Antonio Sorbelli, difensore di Vincenzo Iacolare.

Il dettaglio che è emerso in questi giorni, è la presenza di un video. Durante le sevizie uno dei ragazzi presenti alla violenza, invece di intervenire a difesa del ragazzino, ha preso in mano lo smartphone e ha ripreso la scena, poi ha postato il video su Facebook. Quando si è reso conto della gravità dell'atto compiuto, e del danno che avevano arrecato al minorenne, ha provveduto a far scomparire ogni traccia delle immagini.

Ora l'apparecchio è in mano della polizia e elemento di indagini.

In questi giorni Napoli si è mobilita nei confronti di Vincenzo. Sono stati rilasciati messaggi di solidarietà dappertutto, anche sugli scontrini con la dicitura: "Arrivederci e grazia, siete stati serviti da forza#vincenzo". Anche la squadra del Napoli non ha fatto mancare la sua solidarietà. Il centravanti Higuain gli ha regalato la sua maglia autografata.

Al terzo piano dell'ospedale San Paolo di Napoli, c'è sempre un via vai di persone: compagni di scuola, amici, parenti, gente comune che vogliono lasciare un saluto al piccolo Vincenzo. Non è nemmeno mancata la presenza del prete Tonino Palmense. Da anni il parroco combatte la camorra, con il recupero dei giovani napoletani che purtroppo inseguono uno stile di vita dettato dalla violenza.

E' normale a conti fatti domandarsi cosa sia passato nella mente del 24enne per compiere un atto così crudele e discriminatorio nei confronti di un ragazzino "obeso".

Di fronte a certi scempi umani, non bisogna assolutamente etichettare quanto è accaduto con la parola "bullismo": occorre avere il coraggio di chiamare le cose con il nome che si meritano, ossia "violenza sessuale".

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