A tre anni dalla morte di Gheddafi, la Libia non sembra trovare pace. Gli scontri sono sempre più frequenti e violenti. Si combatte a sud - ovest di Tripoli, dove sono scoppiati scontri tra le forze della coalizione islamica Alba Libica e le milizie filo - governative dell'ex generale Khalifa Haftar. Si combatte a Bengasi, nei dintorni dell'aeroporto Benina, dove ieri si sono scontrati gli islamisti di Ansar al Sharia e le milizie filo-governative.

Il bilancio è stato di 12 morti. Secondo i mass media libici, gli scontri si sarebbero intensificati nei quartieri di Qaryounis, Vinicia e Taballino. Bengasi potrebbe cadere nelle mani delle frange islamiche, che già controllano Tripoli, da un momento all'altro. Il Comandante di Ansar Al Sharia a Bengasi Mohammed Al-Zahawi ha riferito che è probabile sferrino l'attacco per conquistare la città. L'esercito di Khalifa Haftar dispone di carri armati e aerei di combattimento che sta concentrando contro le basi del gruppo islamico Brigata 17 febbraio.

Si combatte anche a Sirte (città dove è stato ucciso Gheddafi), sulle montagne di Nafusha, la roccaforte degli amazig, le tribù berbere che nel 2011 lanciarono l'attacco contro Gheddafi. Capire cosa sta succedendo in Libia è difficile: basti pensare che esistono 1.700 milizie armate che si combattono per il territorio, per poi allearsi e ancora tornare l'un contro le l'altre armate. Il fallimento dello Stato, nato dalle ceneri della dittatura di Gheddafi, è evidente: la Libia oggi è in preda al fanatismo e al banditismo in uno scenario dove l'ordine pubblico è completamente assente.

Il governo centrale, che si trova a centinaia di km da Tripoli, non è riuscito ad evitare la lacerazione, sempre più insanabile, tra la parte araba e quella africana del paese.

Si è di fronte anche ad una spaccatura geografica della Libia: a est, la Cirenaica, controllata dal Parlamento ufficiale, a ovest, la Tripolitania, ormai completamente in mano degli islamici del Congresso generale. Questi hanno ora il controllo del più importante giacimento petrolifero del paese.

Nel sud poi, nel Fezzan Sahariano, sono presenti molte tribù berbere spesso in guerra tra di loro. Le stime dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) pubblicate il 10 ottobre hanno mostrato la situazione drammatica della Libia: i profughi hanno superato la soglia delle 290 mila persone. La Comunità internazionale è assente e le fazioni in lotta rifiutano ogni interferenza o legittimazione da parte di terze parti.

Esiste solo una legge, quella imposta dai signori della guerra: la capitolazione di quegli avversari che minano i loro interessi. La Libia è oggi una polveriera sulla quale si potrebbe allungare la minacciosa ombra nera dell'Isis e non trovare nessun ostacolo di rilievo per la sua penetrazione nel paese.

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