Era stato un pilota famoso per i suoi incidenti, per le macchine che aveva rotto durante i gran premi, al punto che gli inglesi lo avevano soprannominato bonariamente "Andrea de Crasheris". Uno dei tanti piloti italiani che negli anni '80 guidavano negli autodromi di tutto il mondo. Tra il 1980 ed il 1994, anno del suo ritiro dalle corse, appartenne ad un gran numero di squadre, a partire dall'Alfa Romeo, passando per quasi tutte le altre, tranne la Ferrari. Pilotò monoposto della McLaren, della Ligier, Jordan, Tyrrell, Minardi, Brabham, Scuderia Italia e Sauber.
Era molto veloce ma passò alla storia con il record di maggior numero di Gran Premi disputati senza vittorie, oltre al record mondiale di ritiri totali e consecutivi. Ci si è sempre chiesti se fosse particolarmente sfortunato con i motori, oppure se fosse proprio la sua condotta durante la gara a sforzare al limite la meccanica delle monoposto che gli erano state affidate.
I numeri sono impietosi con lui, ma era un pilota di quelli a cui piaceva correre con una tenuta di guida estroversa ed esuberante. Si ricorda quel famoso incidente nel GP d'Austria, a Zeltweg, quando la sua Ligier decollò letteralmente facendolo finire su una collina. Lui tornò a piedi senza troppo clamore, sminuendo l'entità dei danni, ma se la vide brutta, ad osservare il filmato dell'incidente.
Conquistò pochissimi punti durante i campionati a cui partecipò. Il suo record fu di 15, conquistati nel 1983 con l'Alfa Romeo 183T con addirittura due podi, ma da secondo arrivato. Purtroppo non arrivò mai primo e non ebbe la soddisfazione di bagnare con lo champagne nessuno. Peccato.
Dopo il ritiro abbandonò quasi completamente il mondo delle corse, eccezion fatta per alcune gare del campionato Gran Prix Masters. Ieri, 5 ottobre, ha subito un'uscita di strada sul grande raccordo stradale all'altezza della Bufalotta dopo aver perso il controllo della sua moto. Dopo aver colpito dei blocchi di cemento a forte velocità, è morto sul colpo a 55 anni. Il suo ultimo incidente, quello più sfortunato, senza telecamere senza punteggi, in un percorso che non è fatto per correre, lo vede ritirarsi definitivamente dalla strada e dalla vita.