L'immobilismo turco di fronte al massacro di Kobane, la città siriana assediata dall'Isis e difesa strenuamente dalla resistenza curda, sarebbe dettato dall'odio ancestrale e insuperabile che Ankara proverebbe per i curdi. L'accusa, durissima, proviene da una serie di dichiarazioni degli esponenti dell'amministrazione Obama e pubblicate sul New York Times. Fonti ufficiali della Casa Bianca si sono dette "costernate" dal fatto che Ankara "trascini i piedi e stenti a prevenire un massacro a meno di un chilometro e mezzo dal suo confine".

La costernazione statunitense ha come riferimento una foto divulgata da Getty Images, dove si vedono decine di carri armati turchi posizionati e immobili su di una collina, alle porte di Kobane. L'esercito turco, il secondo più potente tra i Paesi Nato, potrebbe spazzare via gli jihadisti in pochissime ore. Ma nonostante il parlamento turco abbia autorizzato l'intervento, l'esercito non si muove. Ai piedi della collina vi sono gli uomini della resistenza curda, decine di migliaia, in trappola e ci si aspetta un bagno di sangue da un momento all'altro.

Kobane sta diventando una città martire, simbolo del sacrificio dei curdi contro il Califfato. E la Turchia sta a guardare.

La Casa Bianca si è detta frustrata, riporta il New York Times, per il mancato intervento turco, che tra l'altro vorrebbe anche l'intervento via terra. Ormai non vi sarebbero più scusanti per la politica di Ankara in questo frangente. Anche la CNN in un servizio televisivo ha lanciato pesanti accuse alla Turchia e al fatto che Ankara non muova un dito per aiutare i curdi a causa dell'odio profondo che nutre per questi ultimi.

I curdi siriani fanno parte dello stesso ceppo etnico di quelli presenti in Anatolia.

Da più parti è stato anche sostenuto che Ankara approfitterebbe dell'Isis per eliminare i tanto odiati curdi, in altri termini, starebbe facendo fare ai jihadisti "il lavoro sporco". Le accuse dell'amministrazione Obama vanno a colpire anche il presidente turco, Erdogan, la cui politica si baserebbe su di una strisciante islamizzazione del Paese, volta a ridurre nel corso del tempo, il laicismo imposto da Ataturk per garantire l'unità e l'integrità turca.

Come è noto, Kemal Mustafa Ataturk abolì l'Islam come religione di Stato a causa dei vari gruppi islamici presenti del Paese che, per le continue rivalità, impedivano la creazione della Repubblica Turca.

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