Nei giorni scorsi si è deciso per la conferma della detenzione in carcere (a Bergamo) dell'unico sospettato ad ottobre 2014 e dunque il muratore di Mapello Massimo Giuseppe Bossetti. Come probabilmente molti di voi sanno Bossetti è coinvolto, secondo le tesi degli inquirenti, nella tragica scomparsa di Yara Gambirasio, morta a soli 13 anni. Il cosiddetto "tribunale del Riesame" ha confermato dunque la necessità della detenzione, mentre gli avvocati difensori avevano richiesto gli arresti domiciliari. C'è evidentemente il timore di una reiterazione del reato da parte dell'uomo.
Va osservato che fin dall'inizio Bossetti è caduto in talune contraddizioni che non depongono certo a suo favore.
Il fatto che l'operaio abbia ammesso di essere transitato nella zona della palestra il giorno del delitto è un altro elemento su cui riflettere, anche se non è una prova tout court di un suo coinvolgimento. A ottobre 2014 il puzzle accusatorio andrà ricostruito con pazienza, anche se appare chiaro che l'accertamento relativo al dna peserà parecchio.
L'uomo afferma di trovarsi male in carcere: si lamenta e appare depresso, come denunciato dalla moglie nel corso di una puntata di Matrix ma in fondo tutto questo è comprensibile, anzi inevitabile per un individuo non abituato alla detenzione, che non vede l'ora di fare ritorno alla propria vita e ai propri affetti e che peraltro fin dall'inizio si è dichiarato non colpevole.
Il fatto che la moglie di Bossetti dica che il marito non sarebbe mai capace di compiere certi gesti e che il vero assassino è ancora libero getta invece ombre sulla comunità di Brembate e dintorni. Cosa ha voluto dire con queste parole Marita Comi, moglie di Bossetti? Ha forse voluto mandare un messaggio a qualcuno, magari a una seconda persona che potrebbe essere in qualche misura coinvolta nella vicenda?
Inizialmente si sospettò di un immigrato africano risultato poi estraneo alle contestazioni.
Forse ricorderete che l'annuncio dell'identificazione del presunto assassino fu dato con grande enfasi dal ministro Alfano che venne per questo criticato da alcuni. Era il 16 giugno. Yara Gambirasio morì nell'ormai lontano 2010. Le indagini furono quindi particolarmente laboriose.