Continuano le tensioni tra israeliani e palestinesi. Nel sobborgo di Har Nof, due affiliati di Hamas entrano in una sinagoga con asce e pistole. Uccidono quattro persone, ne feriscono nove e poi vengono a a loro volta freddati dalla polizia. Il terrorismo torna ad uccidere a Gerusalemme. “Si è trattato di un attentato terroristico” la polizia è stata chiara, escludendo altre piste. Subito dopo, per togliere qualsiasi dubbio, la rivendicazione del massacro da parte di Hamas. “Una scena terrificante” secondo i testimoni presenti nella sinagoga, che hanno raccontato come i due attentatori abbiano fatto irruzione nell’edificio, a volto scoperto, gridando “Allah akbar” (“Allah è grande”) e seminando il panico.

Perché Hamas ha commesso questo nuovo attentato?

Una rappresaglia in risposta alle tensioni sulla Spianata delle Moschee e all’uccisione, ieri, di un’autista palestinese, assunto da un’azienda israeliana. Yusuf Hasan al Ramuni, 32 anni e padre di due bambini. Questo il nome dell’autista freddato ieri, ritrovato impiccato nella Gerusalemme Ovest, nella zona industriale di Har Hotzvim.

Questo attentano è solamente l’apice della tensione fra israeliani e palestinesi che si protrae da mesi. 5 israeliani e uno straniero uccisi nelle scorse settimane. 12 palestinesi rimaste vittima dei tumulti seguenti. Senza contare le oltre mille vittime della guerra portata da Israele contro Gaza sull’omonima Striscia. Una escalation di tensione e di orrore quella che si sta verificando fra israeliani e palestinesi. E i leader dei rispettivi Paesi non sembrano mostrare l’intenzione di trovare una soluzione pacifica al conflitto. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu non si è limitato ad accusare Hamas per l’attentato alla sinagoga, ma ha puntato il dito anche contro lo stesso presidente palestinese Abu Mazen. “Conseguenza diretta del loro incitamento, un incitamento che la comunità internazionale ha irresponsabilmente ignorato. Reagiremo duramente alla crudele uccisione di ebrei che si erano recati a pregare, da parte di biechi assassini”.

Il Medio Oriente si conferma, quindi, sempre più zona di conflitto e di sangue. Non solo per quanto riguarda l’Isis. A poco valgono le parole degli Stati Uniti (“Puro terrore inumano”). Le condanne e i bombardamenti, nell’uno e nell’altro caso, stanno semplicemente appesantendo una situazione già critica. Bisogna trovare una soluzione pacifica al conflitto, ponendo la soluzione di queste tensioni al primo posto nell’agenda politica internazionale. La situazione rischia altrimenti di sfuggire di mano. Come testimoniano i recenti attentati. Una crisi evitabile? Quante sono le responsabilità occidentali in Medio Oriente?