Il disastro di Fukushima, consumatosi dopo il potente Tsunami dell'11 marzo 2011, provocò, oltre al danneggiamento di alcuni reattori della centrale nucleare, anche la distruzione di diverse cittadine, oggi divenuti villaggi fantasma. Il Giappone non si è ancora del tutto ripreso dallo choc di quell'evento, visto che molte zone risultano ancora contaminate: molte persone sono rimaste senza le rispettive attività che svolgevano (agricoltura o pesca) ed ovviamente senza casa. Al punto che il Paese ha rinunciato al nucleare: una scelta clamorosa se si considera che è una delle Nazioni che più sfruttano quella fonte energetica.

La brutta notizia però è che le radiazioni sono state rilevate anche sulle coste degli Stati Uniti e del Canada, da un programma di monitoraggio eseguito lungo le coste dell'Oceano Pacifico.

Per la precisione, gli scienziati del Woods Hole Oceanographic Institution (Whoi) hanno trovato tracce di isotopi radioattivi derivanti da fonti naturali e attività umane. Dopo il disastro, dai reattori fuoriuscirono cesio-134 ed altri elementi radioattivi nell'oceano Pacifico, che hanno iniziato a spostarsi verso est nell'Oceano Pacifico.

Le sue correnti, in pratica, hanno fatto da potenziale reattore. Fortunatamente però la loro forza si è anche attenuata. In realtà, come spiega Ken Buesseler, chimico del Whoi che guida il programma di monitoraggio: «La maggior parte delle persone non si rendono conto che nelle acque del Pacifico già c'era cesio, ma era di tipo 137, scaturito dai test militari in atmosfera negli anni 50 e 60». Dunque era già stato inquinato, ma ora ad essi si aggiunge anche il cesio 134, proveniente appunto da Fukushima.

Dobbiamo preoccuparci? Forse. L'Europa è ancora scioccata da quanto accadde a Cernobyl nel 1986, disastro che spinse il nostro Paese a rinunciare al nucleare tramite referendum due anni dopo. Se in due anni le radiazioni hanno raggiunto le coste di Usa e Canada, chi ci dice che tra qualche anno non arrivino in Europa? Per fortuna comunque le sostanze nel "viaggio" perdono in potenza e dovrebbero dunque arrivare in quantità irrisorie.

Ma di sicuro non farebbero bene agli esseri animali e vegetali che popolano quella fetta di Terra.

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