Tamara Pisnoli, ex moglie del calciatore della Roma Daniele De Rossi, è stata arrestata insieme ad altre 7 persone come mandante del sequestro di un imprenditore romano trentaseienne che dopo essere stato prelevato con la forza da un gruppo di uomini in un bar sarebbe stato portato nell'appartamento in zona Eur della Pisnoli per essere seviziato.

Il movente del sequestro

L'imprenditore romano lavora nel settore fotovoltaico. A quanto pare Tamara Pisnoli aveva preso un accordo per avviare un'attività in collaborazione con lui: aveva infatti acquistato - pagandola 80.000 euro - una licenza per produrre tramite gli impianti fotovoltaici energia elettrica da rivendere.

Ma l'uomo chiude l'azienda e la Pisnoli lo fa rapire a scopo di estorsione - o forse è meglio dire di usura: lei, insieme agli altri 7 indagati, pretendono dall'uomo romano ben 200.000 euro. Dei sette arrestati due sono i mandanti insieme alla donna mentre 5 erano stati assoldati per picchiare il sequestrato.

Dopo essere stato malmenato l'uomo è stato abbandonato in strada dove è stato trovato in stato confusionale.

L'uomo, poi ricoverato al nosocomio San Giovanni di Roma, aveva riportato contusioni varie oltre alla frattura del naso e a un profondo taglio in testa; ha potuto però raccontare di come gli siano state fatte minacce a vario titolo e intimidazioni secondo le quali la Pisnoli sarebbe protetta dal clan dei Casamonica.

Le attività illecite della famiglia Pisnoli

Personaggio controverso quello della Pisnoli, che era già indagata a causa di altre attività illecite: accuse di abusi nell'ambito edilizio ma anche probabile riciclaggio di auto lussuose.

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Ma il cognome Pisnoli non era noto solo perché Tamara diventò moglie del famoso calciatore della Roma Daniele De Rossi: nel 2008 infatti il padre della donna, Massimo Pisnoli, fu trovato ucciso ad Aprilia e la notizia fece molto scalpore. Gli inquirenti in seguito alle indagini effettuate scoprirono che l'uomo insieme a tre complici aveva effettuato una rapina a volto scoperto in una filiale romana della banca Credito Cooperativo ma poi venne assassinato a causa di disaccordi intervenuti per la spartizione del bottino della rapina.