Niente da fare. L'India non fa passi indietro sulla questione Marò e rigetta le istanze di  Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, stabilendo che i due fucilieri italiani restino nel Paese indiano, senza concedere alcuna attenuazione della libertà provvisoria in cui si trovano in questo momento. I due militari italiani sono al centro di una intricata vicenda diplomatica fra Italia e India dal 2012, quando sono stati accusati dallo Stato indiano di aver ucciso due pescatori su un peschereccio, scambiati per dei pirati.

Latorre, colpito da ictus, non potrà continuare le cure in Italia

Massimiliano Latorre, da settembre si trova in Italia per curarsi da un ictus che lo ha colpito mentre era detenuto in India.

Dopo un lungo tira e molla, la Corte Suprema decise di autorizzare il rientro del fuciliere di marina nel nostro Paese per sottoporsi, per un periodo di quattro mesi, alle cure del caso. Siccome il periodo di permanenza in Italia sta per finire, i legali di Latorre hanno presentato un'ulteriore istanza ai giudici indiani, chiedendo un prolungamento della fase di degenza del militare per consentirgli di portare a termine, con successo, le cure previste in seguito all'ictus che lo ha colpito a settembre. Ma i giudici indiani hanno rigettato la richiesta, confermando che Latorre dovrà tornare in India a gennaio.

Salvatore Girone aveva chiesto rientro per tre mesi in occasione delle festività natalizie

L'istanza di Salvatore Girone, invece, riguardava una richiesta di permesso di rimpatrio per un periodo di tre mesi, a partire da ora, che avrebbe consentito al fuciliere italiano di trascorrere almeno le festività natalizie insieme ai suoi familiari.

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Anche questa richiesta è stata rispedita al mittente dalla Corte Suprema indiana. La motivazione dei giudici si basa sul fatto che l'inchiesta inerente i due pescatori che, scambiati per pirati, sarebbero stati uccisi dai Marò il 15 febbraio del 2012, non è ancora chiusa. Secondo i giudici indiani, i capi d'accusa non sono stati ancora presentati e, di conseguenza, i due militari devono rimanere in India, soprattutto per rispetto nei confronti delle vittime, le quali "hanno i loro diritti".