"Dura solo un attimo, la gloria", è il titolo di un recente libro di Dino Zoff. In realtà la gloria dura ben più di un attimo, se ben gestita. Ne sanno qualcosa vari presidenti americani come Barack Obama, Lech Walesa, Deng Xiaoping, l'ayatollah Khomeini, Giovanni Paolo II, Mark Zuckerberg e persino noi stessi. Cosa hanno in comune tutte queste persone? Semplice, il fatto di essere stati "Person of the year", ovvero "Persona dell'anno" sulla copertina di "Time" di dicembre.

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Quest'anno la scelta è stata singolare: la copertina vede infatti protagonisti medici e sanitari protagonisti della battaglia contro il virus ebola. Gente che rischia la vita tutti i giorni per dare ai malati, spesso poveri delle nazioni meno sviluppate dell'Africa, una speranza di sopravvivere al terribile virus.

Il gesto del "Time" è notevole soprattutto perché porta alla luce una realtà inesplorata fin quando non è toccato ai Paesi Occidentali essere contagiati. Migliaia di morti nelle nazioni africane non hanno infatti "fatto notizia". L'epidemia è salita agli onori delle cronache solo quando sono stati contagiati pazienti europei o americani.

"Time" ha spesso fatto discutere nelle sue scelte. Più volte il titolo di "Uomo dell'anno" (fino al 1999) e "Persona dell'anno" poi è stato assegnato a chi ha condizionato l'andamento delle cose del mondo non necessariamente in maniera positiva. Tra i tanti, è stato assegnato addirittura al dittatore tedesco Adolf Hitler, nel 1938, anche se difficilmente troverete la sua foto in copertina, dato che non è stato ritratto sul frontespizio del settimanale. Altra scelta simbolica di gran valore è quella del 1982.

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Ad essere nominato "uomo" dell'anno è stato infatti il computer. Scelta che ci dice, soprattutto guardando alla realtà attuale, quanto lontano abbiano saputo guardare i giornalisti di "Time".

La scelta del 2006 invece riguarda chiunque abbia mai dato un contributo, anche piccolo, online: il significato del "tu" come persona dell'anno, rappresentato da una copertina a specchio, è riferito proprio ai siti con contenuto generato dagli utenti (Wikipedia, blog, giornalismo partecipativo, ad esempio). Quelle facce decise che guardano verso il lettore, quest'anno, ci ricordano che sì, la vita può essere resa piacevole dall'usare un computer, che sicuramente i presidenti americani hanno influito sulla vita della gente, così come i social network. Però è giusto che chi lotta per la vita altrui abbia un posto in prima fila. In questo senso, sì, la scelta di "Time" è stata particolarmente azzeccata.