Imed Khannoussi, 35enne libico con precedenti penali (rapina, spaccio, violenza) e quattro espulsioni mai messe in atto, clandestino senza fissa dimora, ha tentato di spacciare cocaina a due carabinieri in borghese nella 'sua zona'. Il fatto è avvenuto la sera di giovedì scorso verso le 22,30 nei pressi del centro di Padova, in via Tonzig. Imed era ovviamente ignaro che stava parlando a due carabinieri e i due, all'inizio, sono stati al gioco per farlo agire fino in fondo, poi è scattato l'arresto. I carabinieri gli ordinano di sollevare le mani ma Imed le mani le ha usate per afferrare il coltello e piantarlo nella mano di un uno (che si è ritrovato con 10 punti di sutura e una prognosi di 20 giorni) e nella gamba di un altro dopo avergli sfiorato un rene (con prognosi di 15 giorni).

Una volta arrestato con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e tentato omicidio e portato al carcere Due Palazzi, il giorno dopo il giudice del patavino Domenica Gambardella all'udienza in tribunale lo ha liberato in meno di 24 ore: unico provvedimento a carico di Imed (anzi che il giudice gli ha 'concesso') è stato il divieto di dimora a Padova, che il libico ha rispettato ben volentieri.

Appena scarcerato chissà Imed dove sarà fuggito approfittando del divieto di dimora a Padova e dove avrà ricominciato a spacciare o commettere altri crimini. La procura aveva chiesto il carcere e questa sentenza choc ha scatenato l'ira del sindaco Massimo Bitonci che afferma: "ci impegniamo a rinforzare il corpo di polizia ma i delinquenti vengono scarcerati. E' frutto degli indulti e depenalizzazioni decise dalla sinistra con lo svuota-carceri che crea allarme sociale.

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Chi delinque per professione ormai non rischia niente". Se in Italia, per la questione sicurezza, si reclama la 'certezza della pena' ovvero la certezza che se una persona è condannata a 5 anni deve scontarli fino in fondo, questo è un caso di assoluta 'non certezza' sia della condanna che della pena, un pessimo esempio per criminali che assistono alla totale mancanza di protezione da parte della magistratura sia nei confronti dei cittadini sia di chi opera per proteggerli e mantenere l'ordine pubblico rischiando ogni giorno.