Pena ridotta per l'ex caporal maggiore, Salvatore Parolisi che il 18 aprile 2011 uccise con 35 coltellate la moglie Melania Rea a Colle San Marco. Il tribunale della Cassazione nelle 100 pagine del fascicolo depositato ieri 24 febbraio, considera il gesto dell' imputato, Salvatore Parolisi, dettato da un impeto d'ira, provocato da una lite coniugale esplosa in furia, a tal proposito il pm Raffaello Magi, della Prima sezione penale della Suprema Corte, ritiene indiscutibilmente da escludere l'aggravante della premeditazione e della crudeltà.

La condanna stabilita dalla Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila pari a 30 anni di reclusione per omicidio, potrebbe, dunque, subìre una notevole riduzione, poiché sottolineando che non sussiste né la premeditazione e neanche la crudeltà, la vittima è morta, sì per dissanguamento, ma a causa delle conseguenze di una lite familiare.

È possibile dunque che tra 16 anni, ma anche meno se consideriamo le varie attenuanti, l'assassino di Melania Rea potrebbe essere messo in libertà per continuare a godersi la vita, nonostante abbia ucciso così ferocemente la madre di sua figlia, nonché la donna alla quale, come ha sottolineato nell'ultimo processo, voleva bene.

Una sentenza da brividi, più del gesto dell'assassino, poiché se questo nuovo piano accusatorio dovesse essere accordato, ci troveremo all'ennesimo insuccesso della giustizia, come a dire che ciascuno sia libero di uccidere con o senza ferocia. Come si può escludere la crudeltà dinnanzi ad un gesto così eclatante, 35 coltellate inferte contro una persona, in questo caso una donna, colta alle spalle e dunque indifesa. Sarebbe mai potuta sopravvivere Melania Rea dopo quei colpi subìti? Non occorre l'intervento di un esperto per rispondere a questa domanda, poiché è difficile credere che un individuo da solo, disteso per terra in una pozza di sangue dopo aver ricevuto 35 coltellate alle spalle, possa sopravvivere.

I migliori video del giorno

Melania è rimasta per terra da sola, lasciata agonizzante mentre moriva dissanguata, mentre accadeva tutto questo, il marito conduceva la propria vita normalmente limitandosi a far scomparire l'arma del delitto e a denunciarne la scomparsa recitando la parte dell'uomo affranto. Confidiamo nel buon senso dei giudici ai quali rimane la responsabilità di accettare o meno questa richiesta assurda, ovvero, la riduzione di una condanna assolutamente meritata.