La conquista di Sirte e il generale clima di caos generato in Libia, per mano dei miliziani dell'isis, ha allarmato la Francia di Hollande, la quale ha chiesto l'intervento del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. La riunione verrà presiedut, per una seduta urgente, dai cinque membri permanenti che lo compongono nella serata di oggi. Nel frattempo, il nostro ministro degli esteri Gentiloni oggi è intervenuto in parlamento, eribadisce la linea politica di intervento fino ad ora adottata, ossia quella della diplomazia, anche se come riferisce egli stesso "La situazione si aggrava e il tempo a nostra disposizione non è infinito". Sul fronte interno il ministro Alfano delibera l'aumento delle misure di sicurezza, aumentando il numero dei militari impiegati nell'operazione "Strade sicure", per vegliare sugli obiettivi sensibili della nazione.

Intanto, a rendere ancora più gravosa la situazione ci sarebbe l'allarme lanciato dal premier libico attualmente riconosciuto dalla comunità internazionale, secondo il quale ci sarebbero gruppi di combattenti dello stato islamico diretti verso il confine con la Tunisia e altri ancora starebbero arrivando in Libia dal confine a sud con il Ciad ed il Niger. Secondo il quotidiano inglese 'Daily telegraph', la Libia potrebbe diventare il trampolino di lancio per i combattenti islamici che potrebbero mettere a rischio la sicurezza del Sud dell'Europa tramite l'infiltrazione di combattenti tra i barconi degli immigrati, per poi convergere all'attacco delle compagnie di navigazione presenti nel Mediterraneo.

L'Egitto propone ad alta voce un'offensiva di cooperazione con altri stati per fermare l'avanzata dello stato islamico, ma l'appello almeno per il momento sembra non ricevere l'attenzione di nessuno.

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Nella giornata di oggi intanto viene inferto un duro colpo allo stato islamico dalle forze speciali egiziane che hanno effettuato un blitz a Derna, catturando ben 55 combattenti islamici, e da alcuni combattenti libici provenienti da Misurata che hanno liberato Sirte dagli uomini che avevano occupato la città e issato le bandiere nere dell'Isis. Papa Francesco, dalla riunione del Consiglio di Sicurezza, auspica intanto una soluzione diplomatica e non l'impiego della forza per la risoluzione delle questione libica.