Mercoledì 11 febbraio 2015, le porte del Tribunale di Grosseto si sono aperte di nuovo a Francesco Schettino, ex Comandante della Costa Concordia, naufragata nelle acque dell'isola del Giglio il 13 gennaio 2012. L'uomo, sotto le luci dei riflettori, e dei magistrati, da 3 anni, con l'accusa di omicidio colposo plurimo, si è presentato in aula con le guance rigate di lacrime. Ma andiamo per ordine. Il 13 gennaio del 2012 la nave Costa Concordia della Costa Crociere, facente parte del gruppo americano Carnival Corporation & pic, salpa dal Porto di Civitavecchia alle 18:57, diretta verso le mete Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari e Palermo, prima di tornare al punto di partenza.

Alle 21:47, durante la cena inaugurale della crociera, la Costa Concordia urta uno scoglio al largo dell'Isola del Giglio, provocando una falla nella struttura di circa 70 metri. Tra il panico generale e numerosi blackout dovuti all'allagamento di alcuni comparti stagni, alla fine dei soccorsi sono 32 le vittime registrate: Schettino, che in questi anni ha subito una lunga trafila tra patteggiamenti e assoluzioni - unico indagato con le accuse di naufragio, omicidio colposo plurimo, omessa comunicazione dell'incidente alle autorità marittime, e abbandono di nave - lasciò l'imbarcazione alle ore 23:19.

Schettino si difende spiegando come la vicinanza della nave allo scoglio sia stata dovuta al famoso "inchino" che si usa fare in prossimità dell'isola: lui sostiene comunque di aver fatto tutto il possibile per salvaguardare i passeggeri. All'accusa, però, risulta altro, e cioè che il comandante, vista la delicata situazione, abbia abbandonato la sua posizione senza pensare alla condizione delle persone rimaste a bordo, impossibilitati a badare a se stessi, il tutto nonostante i vari richiami di Gregorio De Falco, della Capitaneria di Porto di Livorno, che intimava all'ex comandante di risalire sulla nave.

La giuria, visti i fatti, ha chiesto 26 anni per Francesco Schettino, ma i suoi legali si sono ribellati, accusando tutti di aver perseguitato, ingiuriato, mortificato e offeso l'ex Comandante.

Forse è vero, forse in Schettino abbiamo tutti trovato il nostro "capro espiatorio" su cui riversare la rabbia dei 32 morti, fra passeggeri ed equipaggio, più un sommozzatore dedito alle ricerche. Elaborate un vostro pensiero: nelle prossime ore il verdetto.

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