In Ucraina gli scontri si sono fatti durissimi nell'attesa di un "cessate il fuoco". Il Presidente Putin lo aveva preannunciato al termine del vertice di Minsk: "Da quì a sabato- giorno nel quale scatterà la tregua- i combattenti cercheranno di guadagnare posizioni". Quello che è stato preannunciato dal Capo di Stato russo è esattamente ciò che sta accadendo, perchè la tregua prevede una ritirata delle armi pesanti di cinquanta chilometri dal fronte, ma se il fronte dovesse spostarsi, a questo punto cambierà anche il prezzo della pace provvisoria.
Stando così le cose, si combatte ancor più furiosamente rispetto ai giorni scorsi e sono già numerose le vittime nelle ultime ventiquattro ore nelle zone di Donec'k, Lugansk (che è stata martoriata da un violento bombardamento) e nella strategica area del nodo ferroviario di Debaltsevo, che Kiev non ha assolutamente intenzione di cedere ai separatisti. Dopo le estenuanti ore di negoziati (più di quindici), anche la cancelliera tedesca Angela Merkel da grande protagonista, nonostante momenti di confusione e di incomprensione con le controparti russa, ucraina e francese, ha usato parole chiare: "Se l'accordo non funziona, non escludiamo di imporre ulteriori sanzioni, sanzioni che invece saranno tolte in caso di pace, le opzioni sono aperte".
L'incertezza sulla tregua è palese, tale incertezza si mischia allo scetticismo che si possa realmente trasferire la crisi dalle armi alla politica; lo stesso timore che attanaglia anche il Presidente Ucraino Poroshenko, il quale nutre seri dubbi riguardo l'accordo di Minsk. Poroshenko ha chiesto inoltre l'instaurazione di nuove sanzioni da parte di USA e UE, nel caso in cui si violassero gli accordi di pace ed il protocollo di Minsk. Quello che per ora è certo, è che l'accordo per ora firmato in Bielorussia non ha imposto soluzioni, bensì le ha indicate, affidandosì alla buona volontà della parti interessate, capi dei separatisti compresi. Un accordo che è solamente l'inizio di un possibile cammino verso la pace.