Fermato ad Embu das Artes, una cittadina di 250 mila abitanti della regione metropolitana di San Paolo, il terrorista italiano Cesare Battisti è stato trasferito ieri in a San Paolo, presso la Sovrintendenza della polizia federale, in attesa di una decisione definitiva sulla sua espulsione. Il 3 marzo scorso infatti una giudice del tribunale federale di Brasilia, Adverci Rates, aveva deciso di non concedere il rinnovo del visto a Battisti, spiegando che l'italiano si trovava così ad essere uno straniero privo di documenti, e condannato nella sua patria per un crimine. Dunque non aveva il diritto di rimanere in Brasile. Si trattava di una espulsione a tutti gli effetti, aveva spiegato la giudice, da non confondere con l'estradizione.

La giudice - come scrive il quotidiano brasiliano Folha de S. Paulo - fissava anche un termine per eseguire l'espulsione: il 26 marzo.

Per questo, ovvero probabilmente per evitare il pericolo di fuga, la polizia federale brasiliana, lavorando a fianco del Servizio cooperativo internazionale di polizia, ha deciso di procedere all'arresto.

Secondo i giornali brasiliani la sua destinazione non sarà l'Italia, ma più probabilmente il Messico o la Francia, ovvero i Paesi dai quali sarebbe venuto prima di approdare in Brasile. Ma l'avvocato di Battisti, Igor Sant'Anna Tamasauskas, è convinto che non è ancora finita: quella del giudice federale è una decisione presa in primo grado, e ci sono ancora margini per l'appello.

Battisti si trova in Brasile dal 2004, Negli anni '70 ha fatto parte del gruppo armato di estrema sinistra "Proletari armati per il comunismo", ed è stato condannato all'ergastolo per sequestro di persona, per numerose rapine e per quattro omicidi (per i quali si è sempre dichiarato innocente) sempre in contumacia.

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Battisti infatti, arrestato in Italia nel 1979, evase due anni dopo e da allora ha sempre vissuto a Parigi, pubblicando anche romanzi gialli e godendo di una certa fama e della cosiddetta 'dottrina Mitterand', una linea politica relativa al diritto d'asilo in base alla quale la Francia non concedeva l'estradizione nel caso in cui non si ritenesse il sistema giuridico del Paese richiedente conforme agli ideali di libertà di Parigi. La legislazione adottata in Italia per combattere il terrorismo - fondata anche su un uso massiccio della carcerazione preventiva e dei pentiti - rientrava a giudizio del presidente socialista francese in quelle con le quali non collaborare.

All'inizio degli anni 2000 però la 'dottrina Mitterand' finì, e nel 2004 Battisti fu arrestato dalla polizia francese per essere estradato in Italia. Prima di arrivare in Italia tuttavia fece perdere le sue tracce. Ricomparirà in Brasile, dove venne prima arrestato e poi scarcerato con lo status di rifugiato politico per volontà dell'allora ministro della giustizia brasiliano.

Fu Lula in persona nel 2010, in uno degli ultimi atti della sua presidenza, a negare l'estradizione di Battisti verso l'Italia. Secondo i giornali brasiliani a svolgere un ruolo per il no all'estradizione fu anche l'allora première dame francese, Carla Bruni.

Ieri l'ultimo colpo di scena.