Andreas Lubitz ha sofferto di una sindrome di burnout che gli ha fatto interrompere il suo addestramento di volo. E' una cara amica di infanzia che conosceva bene a dichiarare i problemi che in passato ha avuto il copilota del Airbus A320 che martedì si è schiantato contro il massiccio dell'Estrop, in Provenza, nel sud della Francia causando 150 morti. A far emergere questi dettagli è il Faz, un autorevole quotidiano tedesco, che riporta testimonianze di altri amici. I Genitori del 28enne non hanno rilasciato dichiarazioni. La Lufthansa, per bocca del suo amministratore delegato Carsten Spohr, ha però dichiarato che Lubitz fosse "al 100 percento abilitato al volo" e che avesse superato brillantemente tutte le prove mediche e psicologiche. 

La sindrome di burnout

Secondo gli esperti la sindrome di burnout è una forma di depressione diagnosticata soprattutto in tutte quelle professioni in cui si ha il controllo delle vite altrui: dai medici, agli infermieri. Dai poliziotti ai volontari. In pratica la persona che soffre di questa malattia non riesce più a gestire lo stress derivante dal lavoro e finisce per "bruciarsi". Uno dei sintomi è la perdita di interesse per il lavoro, distacco emotivo, cinismo e spersonalizzazione. Tutti sintomi che certamente non stridono con la ricorstruzione della magistratura francese che ha aperto un fascicolo di omicidio plurimo volontario per spiegare l'incidente aereo della Germanwings.

"La volontà di distruggere l'aereo"

Secondo quanto dichiarato dal "New York Times" prima e dalla magistratura francese e tedesca poi, Andreas Lubitz avrebbe deliberamente fatto schiantare il velivolo al suolo con "l'intento di distruggere l'aereo".

I dati emersi dalla scatola nera non lasciano dubbi alla ricostruzione. Lubitz si sarebbe chiuso dentro alla cabina di regia, approfittato di un momento di assenza del pilota durante la fase di crociera: quella più tranquilla. Durante il momento di assenza del pilota, allontanatosi per espletare bisogni fisici, Lubitz avrebbe preso il controllo dell'airbus, attivando immediatamente i comandi per la perdita di quota e aumentando di velocità in modo costante fino alla collisione, avvenuta a 700 km orari.

Le registrazioni

Ad avvalorare questa ipotesi sono le registrazioni ambientali, contenute in una delle scatole nere dell'aereo. Le registrazioni audio hanno evidenziato i tentativi del comandante di chiamare "Andreas", di buttar giù la porta della cabina di comando dell'aereo nonchè le grida di panico dei passeggeri, che nel frattempo si sono accorti di tutto. In quei 8 minuti Andreas non ha risposto né al suo collega né alla torre di controllo di Marsiglia che da terra ordinava di riprendere quota. Andreas era lucido.

Escluso un malore

E' escluso che alla base di tutto ci sia potesi del malore di Lubitz: la dinamica che porta alla chiusura dall'interno della cabina di comando prevede una serie di atti sequenziali che escludono la non volontarietà e uno stato di salute fisico malandato. Il silenzio che ha preceduto la tragedia da più di una risposta. Non una parola di paura o di esitazione: solo il suo respiro, per nulla agitato, che si rotto solo all'impatto a terra.