"Che non succeda mai più ciò che quel maledetto 2 febbraio 2007 è successo a mio marito che fino all'ultimo ha difeso i valori della vita, sacrificando la propria vita per il bene dello Stato". Queste sono state le parole conclusive della vedova Raciti, che è intervenuta ad una conferenza all'Università La Sapienza di Roma, sulla pericolosità degli stadi. Ha detto più volte "il mio trauma non deriva dai colpi di pistola ma dalle grida dei giovani".

Così ha parlato guardando negli occhi, gli studenti dell'università La Sapienza di Roma. Con temperamento deciso e determinato, da vera siciliana, ha ripercorso i momenti di quel famoso 2 febbraio, raccontando e ricordando il momento in cui si sposò con suo marito ha detto "Avevo solo 18 anni e lui 23 , la sera prima del matrimonio ebbi paura perchè sapevo con chi mi stavo sposando".

Un lavoro rischioso, non fatto per i soldi ma per la difesa dello Stato, con devozione e onore come ha sempre fatto Filippo Raciti, Capo della Polizia di Stato, a cui arrivò un colpo mortale durante il derby siciliano Catania - Palermo, il carnefice un minorenne catanese. Continua con il suo racconto la Sig.ra Raciti dicendo "Dove trovo la forza? Dal sorriso dei miei figli".

Marisa contesta anche alcuni aspetti della Sicilia un pò ambigui, dice 'me ne vergogno'.

Tempo fa, la figlia Fabiola aveva deciso di lasciare l'Italia ma grazie al sostegno di questa Vedova coraggiosa, abbandonò l'idea, continuando a studiare nella nostra penisola orgogliosa di essere la figlia di un eroe dello Stato. Il 2 febbraio 2007, è stata una giornata che ha portato a tutti un pò di riflessione, ha smosso le coscienze, ha posto delle domande interiori, interroganfo ogni tifoso, ogni calciatore, ogni giovane...

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perchè ciò che è successo al giovane servitore dello Stato poteva succedere a chiunque.

Una donna, madre e moglie legata dai valori siculi alla sua famiglia, al rispetto del prossimo; Filippo Raciti era nato e cresciuto in un quartiere degradato di Catania, figlio di un operaio e di una casalinga. Marisa Grasso conclude "Ho promesso a mio marito che il suo nome, Filippo Raciti non sarebbe morto, ma sarebbe vissuto per sempre nei nostri cuori e nei nostri ricordi".