La sentenza è stata emessa all'unanimità dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e l'Italia è stata condannata per il "Reato di tortura" da parte della polizia nei confronti dei manifestanti. I fatti accaduti nella scuola Diaz di Genova, la notte fra il 21 e il 22 luglio 2001 violano, a parere dei giudici, quanto stabilito dall'articolo 3, che fa divieto assoluto di "tortura e trattamenti inumani". La condanna non riguarda solo il comportamento tenuto da alcuni esponenti delle forze dell'ordine, ma pure la legislazione italiana, carente nell'infliggere pene a chi si macchia del suddetto reato.

Si conclude dopo 14 anni la battaglia legale di Arnaldo Cestaro.

Sebbene le sentenze del maggio 2010 e del luglio 2012 avessero condannato diversi esponenti delle forze dell'ordine, la Corte Europea si è spinta oltre, condannando anche l'Italia. La battaglia legale che ha portato alla sentenza è stata portata avanti da Arnaldo Cestaro, uno dei manifestanti picchiati la sera del 21 luglio alla scuola Diaz. L'uomo ha prodotto una documentazione medica sufficiente a dimostrare come, le percosse subite quella notte, gli avessero provocato lesioni di cui ancor oggi risente e reso necessario un intervento chirurgico.
Il suo ricorso è stato accolto e i giudici della Corte di Strasburgo gli hanno dato ragione all'unanimità, riconoscendo che il trattamento a cui era stato sottoposto era "equiparabile alla tortura". Inoltre la Corte ha condannato l'Italia a causa della legislazione che non è specifica nel definire e prevedere pene per il reato di tortura.

Parla Giuliano Giuliani, padre di Carlo ucciso durante il G8.

Secondo quanto riferito dal quotidiano La Stampa, Giuliano Giuliani, padre del ragazzo ucciso nel 2001, avrebbe accolto con soddisfazione la sentenza, affermando: "Meno male che almeno su questo la Corte Europea non ha fatto altro che riconoscere la sentenza della Cassazione. Posso solo esprimere un giudizio di soddisfazione per il fatto che la corte abbia riconosciuto che in quel periodo l'Italia aveva toccato il fondo".
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