L'Europa condanna l'Italia per i fatti del G8 del 2001. La sentenza è stata pronunciata dalla Corte Europea dei Diritti dell'uomo (CEDU). Ciò che avvenne nella caserma Diaz fu reato. Quella sera in totale ci furono 82 feriti su 93 arrestati. Il blitz venne giustificato con il ritrovamento di due molotov e con la caccia a due presunti Black bloc. In realtà fu la polizia a portarle all'interno della Diaz. La condanna si riferisce al caso di Arnaldo Cestaro, che nel 2001 aveva 62 anni e quella notte fu aggredito dalla polizia con la conseguente rottura di dieci costole, una gamba e un braccio.

Altre 31 persone attendono l'esito del ricorso, facendo intendere che questa molto probabilmente non sarà l'unica condanna.

Secondo la corte è stato violato l'articolo 3 della Convenzione europea: nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani e degradanti. Quando si ha una sentenza di questo genere lo Stato è tenuto a risarcire una quota in denaro al privato cittadino. In questo caso lo Stato italiano verserà a Cestaro un indennizzo di 45mila euro che si vanno a sommare ai 35 riconosciutigli dai giudici italiani, ma sequestrati dal Fisco.

Si mettono, inoltre, in luce le carenze del Governo Berlusconi allora in carica, e dei legislatori. Nel nostro ordinamento, infatti, non esistono leggi per questo genere di casi. Anche il casco identificativo, come richiede la corte, per le forze dell'ordine resta un punto chiave del dibattito. Non è possibile, appunto, riconoscere chi furono gli uomini che quella notte di luglio fecero irruzione nella caserma e massacrarono i manifestanti, in quanto avevano anche il volto coperto.

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Un'altra accusa che viene mossa nei confronti dello Stato italiano concerne il fatto che i pochi responsabili non hanno mai scontato la pena a causa di prescrizioni o amnistia o indulti.

Il nocciolo della questione non riguarda tanto le decisioni prese dalla magistratura, che ha applicato le leggi in vigore, ma nella mancanza e nell'inadeguatezza del nostro ordinamento per casi come questi. Non vi è, infatti, il reato di tortura o di reati altrettanto gravi con pene severe che non cadano in prescrizione o possano essere oggetto di amnistia o indulto. Ad onor di cronaca è giusto ricordare che proprio un anno fa, marzo 2014, il Senato aveva approvato in prima lettura un disegno di legge che istituisce il reato di tortura. Purtroppo la lentezza del Parlamento italiano ha fatto in modo che ancora il testo non sia arrivato alla Camera dei Deputati e votato. Forse ci arriverà nelle prossime settimane, sperando che questa sentenza, che ricordiamo, non sarà la sola, abbia risvegliato un po' le coscienze di un Paese che ancora una volta si dimostra arretrato in materia legislativa. Quello che accadde alla caserma Diaz nel luglio del 2001 è un fatto di cronaca gravissimo, che ha macchiato l'Italia, a distanza di quattordici anni si comincia a intravedere la strada della giustizia.