Una giornata di terrore per Milano che è stata gelata dalle notizie che dal Palazzo di Giustizia hanno annunciato la morte di tre persone per mano di Claudio Giardiello. L'uomo, un imprenditore, ha deciso di vendicarsi di chi, secondo lui, lo aveva rovinato durante il processo che lo vedeva imputato con l'accusa di bancarotta fraudolenta. Ora scatta la polemica su come l'uomo sia riuscito ad accedere eludendo ogni tipologia di controllo, armato, all'interno di un aula di giustizia del tribunale del capoluogo lombardo.

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Oltre le tre vittime si registrano anche due feriti.

Secondo le prime ricostruzioni Giardiello avrebbe eseguito l'accesso, armato, all'interno del Palazzo di Giustizia utilizzando l'ingresso dedicato agli avvocati, che non richiede il passaggio tramite il metal detector, utilizzando un tesserino falso.

L'uomo 57enne ha deciso una volta dentro di sparare 13 colpi con cui ha colpito e ucciso il giudice Fernando Ciampi, l'avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e un altro imputato, Giorgio Erba. Dopo aver terminato la strage l'uomo ha deciso che era meglio uscire dal Tribunale salire sul proprio motorino e partire in direzione Vimercati dove è stato fermato poco dopo dalle forze dell'Ordine.

Come riportato dalla stampa, sembra che al momento uno dei punti fondamentali che le forze dell'ordine si trovano a dover chiarir, sia come l'uomo sia potuto uscire dall'edificio una volta terminata la strage senza che nessuno lo abbia visto aggirarsi all'interno dell'edificio. L'uomo interrogato dai Carabinieri ha confermato di essere uscito dal Palazzo di Giustizia per dirigersi verso il suo obiettivo originario, colui che a suo dire è stato la causa della sua rovina, Massimo D'Anzuoni.

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A confermarlo, secondo TGCom 24, sono gli stessi investigatori che si occupano del caso. Si tratterebbe di un socio di minoranza che ha deciso di non presentarsi in aula. Nasce la polemica sulla sicurezza dei tribunali italiani e arrivano subito i commenti di stupore da parte di tutte le forze politiche.