Giuseppina Redaelli è una donna di 78 anni, dal corpo e dalla voce esile, ma con una forte determinazione interiore. La donna ha dichiarato, che parteciperà a tutte le udienze del Tribunale di Pavia, finchè il genero, Carlo Lissi, non si deciderà a dire tutta la verità riguardo quel maledetto giorno del 14 Giugno 2014, quando massacrò sua moglie (la figlia di Giuseppina) e i due figli che aveva avuto dalla donna. Il giornalista Carlo Palumbo nel suo ultimo articolo sulla nota rivista Grand Hotel, ha ricordato il terribile massacro di Motta Visconti.

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Giuseppina Redaelli è stata ferma nella sua decisione, lei non ha alcuna intenzione di perdonare il genero per l'orrendo misfatto perpetrato l'anno scorso: "So che il perdono è la miglior vendetta-ha detto l'anziana signora-tuttavia , pur sapendo di andare all'inferno, non potrò mai perdonarlo.

Spero che rimanga in carcere per tutta la vita, deve pentirsi per tutto il male che ha fatto".

Può un padre di famiglia arrivare a gesti così terribili?

Giuseppina aveva una figlia, Maria Cristina Omes, e due splendidi nipotini, Gabriele (20 mesi) e Giulia (5 anni), da quando Carlo Lissi, il genero di Giuseppina, ha distrutto queste tre anime innocenti, anche la vita della povera donna è spiritualmente terminata. Anche la signora Redaelli nutre dei sensi di colpa, come ha lei stessa dichiarato: "Io sinceramente non nutrivo alcun sospetto, ero convinta che la vita di mia figlia fosse felice. Lei non mi ha mai detto nulla di strano riguardo il marito ed io non mi sono mai accorta di niente. Ero sempre presente a casa loro, non perdonerò mai me stessa. Lui era un ragazzo strano, dal carattere molto chiuso è vero, però sembrava essere anche molto gentile".

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Giuseppina non ha il coraggio di perdonare sè stessa, in quanto pensa che poteva salvare sua figlia ed i suoi nipoti. Era sabato, ed era tornata a casa dalla messa, quando la figlia la chiamò, le disse che si era rotto il cavo dell'aspirapolvere.

"Io le avevo detto che potevo portarle il mio, ma mia figlia mi disse di lasciar perdere, quindi io non insistetti, anche perchè pioveva. Se invece fossi andata a casa sua, forse Carlo non avrebbe ucciso nessuno". Quella era anche la notte della partita Italia-Inghilterra dei mondiali di calcio in Brasile, Carlo Lissi, 32 anni, informatico, era andato a vedere l'incontro a casa del suo amico Carlo Caserio (discendente di un noto anarchico dell'800), Carlo era colui che esultava più di tutti dinanzi alle imprese di Marchisio e di Balotelli. Tra un'imprecazione, una birra e qualche risata con agli amici, trovò anche il tempo di mandare un sms alla moglie Cristina, in seguito tornò a casa. L'allarme ai carabinieri di Abbiategrasso lo diedero gli operatori del 118 a notte fonda.

Questi ultimi furono chiamati dallo stesso Carlo Lissi, per informare che qualcuno aveva sterminato la sua famiglia.

I carabinieri, quando entrarono in casa, trovarono una scena raccapricciante: sangue dappertutto ed i cadaveri di Cristina distesa sul divano, di Giulia nella sua cameretta e di Gabriele nel letto dei genitori. La cassaforte fu trovata aperta, mancavano sia soldi, che gioielli. I carabinieri subito si insospettirono, in quanto non c'era alcun segno di effrazione. Cristina fu trovata con un pugnale alla schiena, ergo, fu esclusa qualsiasi ipotesi di omicidio-suicidio, così come l'ipotesi della rapina andata a male: non ha senso uccidere anche due bambini incapaci di riconoscere ed identificare un criminale.