In Siria il teatro di guerra cambia scenografia. Le testuggini nere dell'Is sicure ormai della presa di Palmira, nella Siria Centrale, si sono spostati nelle regioni di Homs e Damasco, collocandosi a Busayr, altra postazione preziosa strappata al presidio siriano. Da qui è più agile raggiungere Qaryatayn, avamposto difeso dalle squadriglie ribelli che si oppongono sia all'Isis che al governo di Assad. La città si trova a nord-est di Damasco. Le truppe del califfato contano di conquistarla per aprirsi una strada facile verso la capitale. In Iraq i jihadisti hanno fatto di nuovo ricorso alla strategia simbolo della loro lotta: gli attacchi kamikaze. La zona più calda adesso è la zona intorno a Ramadi e la stessa città viene contesa dai contingenti in campo.Ma a brillare è l'intera regione di Al Anbar. A Tharthar, a nord di Falluja un kamikaze si è fatto esplodere nel quartier generale della polizia. Ha seminato 42 cadaveri di cui 30 agenti e 12 civili. Un altro attentatore suicida ha preso di mira la base di Al Saddiqiya ad Est di Ramadi, con l'obiettivo di neutralizzare le milizie paramilitari sciite che hanno assicurato il loro sostegno al governo del premier Haydar al-'Abadi. Qui la furia omicida ha mietuto 33 vittime.

Vertice di Parigi per una nuova strategia

Il governo iracheno è in palese difficoltà. Non riesce a sostenersi neppure con l'appoggio degli occidentali. E in Occidente è all'Iraq che si guarda con attenzione visto che Al-Abadi è l'unico interlocutore plausibile in Medio Oriente. La sintesi è rimandata a martedì 2 giungo quando una ventina di capi di Stato variamente interessati alla soluzione del conflitto contro il califfato si incontreranno al vertice di Parigi. Si deciderà della nuova strategia. Farà gli onori di casa il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius. Il grande assente sarà il capo di Stato americano Kerry, bloccato da un infortunio. Non mancherà il premier iracheno che dovrà spiegare l'inefficienza delle sue forze armate risultate inefficaci nelle operazioni di contenimento dei giannizzeri del califfato. Agli americani non piace aver investito armamenti e addestramento per risultati neppure mediocri. Altra questione che sarà toccata è quella dei bombardamenti aerei. Dopo la graduale riduzione degli interventi dei Paesi arabi, il 90% delle operazioni aeree è a carico dell'aviazione britannica e americana. Secondo il Pentagono con quest'azione congiunta sono stati uccisi 6000 jihadisti sui 40 mila totali assoldati. Ma a turbare i bilanci c'è l'irrefrenabile fenomeno delle migrazioni di 1000 volontari che partono dall'Europa e passando per la Turchia si alleano con l'Isis.