La notizia apparsa oggi su alcuni quotidiani ha creato sconcerto in molti cittadini: Adriano Sofri, militante di Lotta Continua e mandante dell'omicidio del Commissario Calabresi avvenuto nel 1972 a Milano, reato che gli è costato 22 anni di carcere, risultava essere il consulente del governo per la riforma carceraria.

Parte la polemica e Sofri scrive una lettera 

Sono stati in molti a chiedersi se la scelta del Ministro della Giustizia Orlando, fosse stata opportuna e nel pomeriggio, sui social network, si sono scatenate polemiche a non finire fino a poche ore fa, quando lo stesso Sofri ha scritto una lettera al Foglio con la quale formalmente rinunciava all'incarico, si legge: "Si è sollevato un piccolo chiasso attorno alla mia nomina come esperto di carcere.

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Ne ho abbastanza delle fesserie in genere e delle fesserie promozionali in particolare, il mio contributo si era limitato ad una conversazione telefonica e all'adesione ad una eventuale riunione futura.

Alla quale non andrò".

L'indignazione regna sovrana 

Nel frattempo però un coro di indignazione aveva già invaso le redazioni dei giornali: la famiglia del Commissario Calabresi, tramite la moglie Gemma e il figlio Mario Calabresi, direttore della stampa, giudica la scelta del Governo incomprensibile e chiede al Ministro Orlando spiegazioni sulle motivazioni della sua decisione.

Naturalmente il pensiero di tanti italiani è andato a quella tragica mattina del 17 maggio del 1972, quando il Commissario Calabresi veniva trucidato davanti alla sua abitazione mentre si recava al lavoro, da un commando di Lotta Continua composto da Ovidio Bombressi e Leonardo Marino, i mandanti dell'omicidio furono Giorgio Pietrostefani e, appunto, Adriano Sofri, che vennero condannati dalla Cassazione a 22 anni di reclusione dopo ben otto processi.

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L'ex leader di Lotta Continua ha scontato la sua pena ed è tornato libero nel 2012, dopo un periodo di arresti domiciliari per questione di salute; evidentemente molti italiani, certamente quelli che oggi si sono indignati per il suo incarico governativo, ritengono assolutamente inopportuna la mano tesa dello Stato nei confronti di chi lo Stato lo ha così gravemente ferito.