Fondato nel 1978 ad Ankara da Abdullah Öcalan, il PKK - ovvero il partito dei lavoratori del Kurdistan, di ispirazione marxista - si oppone fin dall'inizio alle istituzioni della Turchia per la difesa dei diritti del popolo curdo. Nel 1980 il paese affronta il colpo di stato dell'esercito, che vieta la diffusione della lingua e della cultura curda. Nel 1984 il partito, nonostante il ritorno formale della Turchia allo status di stato democratico, decide di distaccarsi dagli altri partiti indipendentisti curdi e di darsi alla lotta armata. Gli anni seguenti saranno caratterizzati da violenza, tentativi di negoziati e grandi repressioni.

Nel 1998 il leader Öcalan arriva in Italia, chiedendo l'asilo politico al nostro paese.

Il sì dell'Italia arriverà nel 1999, due mesi dopo l'arresto di Öcalan da parte di Cia e servizi segreti turchi, mentre il leader curdo era diretto in Kenya.

Nel 2013, Öcalan aveva annunciato il 'cessate il fuoco' in vista delle trattative di pace con la Turchia, combattuta per quasi 30 anni. Il PKK, che in alcuni stati è considerato una formazione terrorista, ha avuto (e sta avendo) un ruolo chiave nella lotta contro l'Isis. I bombardamenti e gli arresti degli ultimi giorni, però, hanno colpito anche basi ed esponenti del partito curdo. Per questo motivo, il PKK ha annullato il 'cessate il fuoco' voluto nel 2013 da Öcalan.