Tanti, se non tutti, sono i paesi dell'Ue che hanno adottato misure restrittive per arginare il fenomeno dell'immigrazione. Paradossalmente il risultato di questa politica filo-nazionalista ha portato i profughi ad accentuare la loro clandestinità, attraverso continue fughe verso l'estero. Da Bolzano, dal Brennero si gettano nella selva europea che non fa sconti, che riduce le possibilità umane nel bisogno di mantenere viva quell'immaginazione che dietro il Senegal, l'Eritrea ci sia una civiltà.

Senza macchia e senza peccato - Il parlamento ungherese ha approvato un decreto che prevede la costruzione di una barriera di filo spinato al confine con la Serbia.

La decisione presa dalle maggioranze partitiche va a risolvere la controversia legata alla vicenda delle espulsioni degli immigrati dal paese. I nazionalisti Jobbik si sono opposti ai continui flussi migratori che sfociano sul territorio magiaro, limitando così il diritto d'asilo nel Paese, visto che lo scorso anno si è sfiorata la soglia dei 67 mila profughi clandestini.

Misure restrittive - In Ungheria con il nuovo decreto degli antieuropeisti, chi chiederà asilo politico lasciando per più di due giorni la residenza senza autorizzazione, sarà espulso immediatamente dal Paese. E mentre l'agenzia ONU con le sue denunce sbatte contro un muro, le altre nazioni si chiudono in una cortina di ferro.

Austria e Germania - Il 22 Aprile di quest'anno, sia autorità tedesche che austriache respinsero migliaia di profughi, invitandoli ad abbandonare i treni sui quali viaggiavano per tornare indietro.

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Puntualmente qualsiasi dibattito politico si verifichi, i rappresentanti dei due Paesi, rispondono con un motivo semplice: difendere i cittadini sul territorio nazionale. Secondo un accordo stipulato in Irlanda, qualora il profugo venisse riconosciuto e identificato in Italia, ha l'obbligo di rimanerci. Da quest'obbligo nasce la disperazione di tanti immigrati che cercano di sfuggire ai controlli, pur di raggiungere il cuore dell'Europa, ammesso e concesso che ci riescano.

Francia - C'era una volta la patria multietnica. Ad oggi il paese transalpino ha perso quella sua identità, forse sazia ormai, vista la creazione di una società equilibrata. Tuttavia i fatti di Charlie Hebdo smentiscono il cliché che ci si immagina, rigettando il Paese tra ansie e paure per il 'nuovo' . La gendarmeria francese i primi di giugno ha respinto 1439 profughi nel giro di una settimana, fermandoli al confine italiano.Stessa reazione da parte di Malta, che vanta una lunga tradizione in merito, e la Grecia.

Vertice del 25 Giugno - A Bruxelles lo scorso Giugno si è tenuto un vertice per discutere riguardo il fenomeno dell'immigrazione.

Matteo Renzi era stato l'unico ad accennare una parvenza di morale a riguardo, il resto dei Paesi era piuttosto remissivo per la proposta di accogliere gruppi di profughi, dei 40 mila giunti in Italia.

Le aziende inglesi li assumono - Migliaia di clandestini scappano da un paese all'altro nascondendosi in camion e furgoni per raggiungere il Regno Unito. La Svezia ha ormai esaurito la stagione dell'accoglienza, e nonostante rilasci più permessi di soggiorno rispetto alle altre nazioni, resta il fatto che il modello scandinavo è anch'esso in crisi. Ecco perché molti senegalesi ed eritrei si trasferiscono in Inghilterra. Nonostante il no all'immigrazione da parte di Cameron, le aziende britanniche li continuano ad assumere.