Omicidio o suicidio di un commissario forse scomodo. Archiviata per la seconda volta l'inchiesta, il mistero sulla sua morte rimane fitto. Era il 12 marzo 2001, ore 10, quando alcuni agenti della Polizia di Potenza, insospettiti per l'assenza di soli trenta minuti della collega, il commissario Anna Esposito, 1°dirigente della Digos locale, decidono di recarsi presso il suo appartamento. La trovano supina con il collo stretto dentro una cintura di cuoio annodata a sua volta intorno alla maniglia della porta del bagno.

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La prima autopsia colloca la morte della donna alle 23 della sera prima. Il suicidio appare da subito anomalo, un "impiccamento atipico" perché il nodo è posizionato anteriormente sul lato destro.

Se si fosse trattato di un impiccamento "ordinario" il nodo sarebbe stato posizionato anteriormente. Il corpo, inoltre non risulta totalmente sospeso, ma in una posizione semi-seduta, con le gambe appoggiate al pavimento. I colleghi, nel tentativo di rianimarla, la liberano dal cappio. Fanno tutto a mani nude compromettendo così la scena del delitto.

Sulla scrivania della camera viene rinvenuta la sua agenda a cui sono state strappate ben quattro pagine; di fianco al suo corpo una penna. Sul suo letto abiti eleganti. Forse Anna avrebbe dovuto recarsi ad una cena. Possibile che una donna in procinto di farsi bella per una serata, decida di suicidarsi? Aveva trascorso il pomeriggio a casa del padre dove aveva giocato con le amatissime figlie.

Uno "strano" suicidio e il collegamento con l'omicidio di Elisa Claps

L'incongruenza più chiara, però, è nella larghezza della cintura: più di 4 cm.

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Come è riuscita ad entrare, addirittura annodata, entro lo spazio tra la porta e la maniglia? Il magistrato viene chiamato con oltre 40 minuti di ritardo. Al PM un agente dichiara di aver slacciato la cinghia perché travolto dall'agitazione, salvo poi contraddirsi nel verbale in cui afferma che il corpo era già visibilmente in "Rigor Mortis".

La vittima, nei mesi precedenti, era stata minacciata di morte tramite dei bigliettini che le venivano lasciati sulla scrivania del suo ufficio, in Questura, ambiente in cui non è così facile l'accesso per chiunque si presenti. I famigliari non hanno mai creduto all'ipotesi del suicidio, perché Anna era una donna forte, sicura di sé, innamoratissima delle sue figlie.

Nonostante il corpo si stato ritrovato alle 10 di mattina, l'Ansa aveva lanciato la relativa agenzia solo nel tardo pomeriggio e con un titolo già ben preciso: "Secondo le fonti della Polizia di Stato, un agente si è suicidato" il tutto ancor prima che fosse stato effettuato l'esame autoptico.

Qualche giorno prima di morire, Anna aveva chiamato il fratello di Elisa Claps per parlargli. Aveva addotto una scusa banale al telefono e avevano fissato un appuntamento per il lunedì successivo. Quel lunedì, però, non si presentò nessuno perché il Commissario Esposito fu ritrovato privo di vita proprio il giorno precedente.

Il comportamento inammissibile del  Cappellano della Polizia di Stato

Gianluigi La Guardia giornalista della testata "Il Giornale", si è indignato profondamente nei confronti dell'inquietante comportamento tenuto dal Cappellano della Polizia di Stato, Don Vignola. Il prelato, durante la 1^ inchiesta, si era recato dal Magistrato dichiarando che durante una confessione, Anna gli aveva parlato delle sue intenzioni suicide. Comportamento ingiustificabile perché esiste il "Segreto confessionale" che non andrebbe mai svelato. Lo stesso Don, dopo un anno, si era recato dal padre di Anna elencandogli i nomi degli assassini della figlia, consigliandogli di scrivere una lettera anonima al PM.

Purtroppo, la seconda autopsia effettuata dal Dott. Introna (lo stesso che negò la presenza delle tracce del DNA di Restivo sui resti di Elisa Claps) mandò di nuovo a monte la possibilità di giungere alla verità. Per il medico, Anna si è suicidata.