E' stato ucciso con un drone durante un attacco militare americano, il numero 2 dell'Isis, Haji Mutaz. La Cnn afferma che il tutto è avvenuto a Mosul in Iraq, il 18 agosto scorso, grazie a un gran lavoro di intelligence. Il velivolo avrebbe seguito un'auto già segnalata, in cui era a bordo proprio Fadhil Ahmad al-Hayali, meglio conosciuto come Haji Mutaz e avrebbe lanciato missili Hellfire facendo esplodere l'auto. Le conferme dirette dell'uccisione arrivano dalla Casa Bianca e giungono ulteriori dettagli riguardo al luogotenente di al-Baghdadi; l'uomo coordinava gli spostamenti di armi, persone, esplosivi e veicoli dall'Iraq alla Siria. La morte di Mutaz potrebbe rappresentare un duro colpo per l'Isis, poichè era colui che si occupava di organizzare operazioni in Iraq, soprattutto negli ultimi due anni.

Non è però la prima volta che si annuncia la morte del numero 2 dell'Isis, infatti già nel dicembre scorso, giungevano dall'America notizie riguardo alla sua uccisione durante un altro raid aereo, poi smentite dai fatti, proprio perché Abu Muslim al Turkmani (così chiamato ai tempi di Saddam Hussein) partecipava a diverse guerriglie, finendo anche in prigione, precisamente a Camp Bucca, luogo dove erano rinchiusi anche molti attuali esponenti dello Stato Islamico, tra questi anche il numero uno, Abu Bakr al-Baghdadi. Una volta tornato in libertà, Mutaz ha ripreso a lottare insieme ai mujaheddin del Califfo, pianificando e gestendo grosse operazioni militari e arrivando in alto nella gerarchia del movimento islamico.

L'Isis e le armi chimiche

L'uccisione di Mutaz è avvenuta proprio mentre gli USA accusavano il Califfo di aver utilizzato armi chimiche per attaccare le forze curde.

I migliori video del giorno

Secondo alcuni test preliminari è appunto emerso che il califfato avrebbe impiegato del gas mostarda (noto anche come iprite) nei cannoni dell'Isis; i test sono stati eseguiti su un frammento di mortaio, che sarebbe stato consegnato agli americani direttamente dai curdi. Gli Stati Uniti ora si chiedono come l'Isis si sia procurata armi chimiche, ipotizzando che il rifornimento sia avvenuto in Siria