Le esequie sfarzose del boss Casamonica hanno fatto esplodere l’ennesima polemica riguardante la città di Roma, già protagonista nel recente passato di molti episodi e vicissitudini riguardanti la criminalità organizzata e le inefficienze politiche. Il boss mafioso Vittorio Casamonica era considerato uno dei quattro “re di Roma” per quanto riguarda il crimine organizzato, insieme agli altri boss Carminati, Fasciani e Senese.

Trasferitosi a Roma dall’Abruzzo negli anni Settanta, Casamonica, che era di origini sinti, cominciò la sua carriera criminale diventando un esattore della Banda della Magliana e, in seguito, ingrandì i suoi traffici e i suoi introiti con l’usura e il traffico di droga.

Funerali in “stile Padrino”

Le onoranze funebri che si sono svolte l’altro giorno fuori dalla chiesa di San Giovanni Bosco, sono state quello che di più kitsch non si potrebbe immaginare: c’era una carrozza funebre in ebano nero con sei cavalli da tiro, che precedeva un lunghissimo corteo; c’era una banda che suonava sul sagrato brani dal film “Il Padrino”; c’erano dei manifesti affissi fuori dalla chiesa che onoravano la potenza del boss paragonandolo ad un re; e c’era persino un elicottero che, a bassa quota, ha lanciato petali di rosa.

Appare evidente che tutto questo sfarzo e tutta questa volgare ostentazione di potenza e regalità sono serviti anche e soprattutto a sfidare lo Stato e la legalità, intendendo dimostrare provocatoriamente che la mafia a Roma è ancora potente.

L’indignazione del mondo politico e l’imbarazzo della Chiesa

Tutto il mondo della politica ha reagito con indignazione e sconcerto dopo quello che è successo nel mezzo della nostra capitale, e sono anche in corso degli accertamenti per stabilire chi ha dato le autorizzazioni per certe cose e per individuare chi non poteva non sapere e non ha fatto nulla per evitarlo. Il sindaco Marino ha definito ciò che è successo “intollerabile”, mentre il prefetto di Roma Gabrielli ha detto che “di questa vicenda la Prefettura non aveva alcuna contezza e c’è stato un difetto di comunicazione”.

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Intanto, Sel e il democratico Morassut hanno annunciato una interrogazione parlamentare sui fatti avvenuti, chiamando a rispondere il ministro dell’Interno Alfano. Anche la Chiesa, dal canto suo, è in forte imbarazzo per la vicenda e don Giancarlo Manieri, il parroco che ha celebrato la cerimonia in chiesa, ha detto che non sapeva nulla di quello che è poi avvenuto sul sagrato.

Tra l’altro, nella stessa parrocchia, nove anni fa, il Vicariato negò il funerale religioso a Piergiorgio Welby, un militante radicale malato di Sla e deceduto tramite eutanasia.