Ci troviamo di fronte ad un’antica e difficile dicotomia: da un lato la necessità di garantire e tutelare la privacy delle conversazioni private, dall’altro campo invece il bisogno di far emergere il tradimento del coniuge infedele che va a rappresentare il motivo principale per la separazione di una coppia. Questo tema diventa ancor più di stretta attualità se viene contestualizzato alla moderna tecnologia, con conversazioni tramite facebook, messaggi su whatsapp, sms oppure email che quotidianamente ognuno di noi invia ad amici, familiari, moglie, parenti e magari chissà anche amanti.

Così su questo delicato tema si va ad inserire la sentenza numero 249/15 della Corte di Appello di Trento che ha dato il via libera all’utilizzo sul complicato tema della prova del tradimento agli sms anche se questi sono stati ottenuti in maniera furtiva e di nascosto. Ecco cosa è accaduto.

Nel caso concreto, ad incastrare il tradimento del marito infedele è stata la testimonianza del figlio maggiorenne che, impossessatosi del cellulare del padre (anche se di nascosto), ha scoperto lo scambio di sms con l’amante. Per i giudici della corte di Appello di Trento questo ha costituito una valida prova per dimostrare l’avvenuto tradimento e poter emettere una pronuncia di addebito di separazione al coniuge responsabile di non aver osservato l’obbligo della fedeltà coniugale.

Inoltre la Corte ha chiarito come sia vero che il tradimento fa subentrare la responsabilità da parte del coniuge infedele ma è altrettanto vero che questa debba essere la reale causa scatenante per la rottura definitiva della coppia e non certo la conseguenza di una crisi già in atto tra i due.

Una sentenza fondamentale che apre nuovi scenari interpretativi giurisprudenziali su questo delicato tema, che cerca di adeguarsi ai tempi, alle nuove frontiere di comunicazione nell’esigenza di tutelare il valore della fedeltà e del rispetto tra i coniugi qualità fondamentali per difendere l’unione di due persone nel vincolo del Matrimonio.

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