Acquistare un'isola dall'Italia o dalla Grecia per creare addirittura una nuova nazione, dal nome (pare) "Indipendenza", per ospitare i migranti e costruire progressivamente luoghi di accoglienza, case, scuole, ospedali e così via, in una parola costruire una comunità. Animo generoso o grande fiuto da imprenditore quello di Naguib Sawiris, colui che ha lanciato l'idea? Certo, malaccio non deve cavarsela in quanto ad intuito il miliardario egiziano, visto che sarebbe disposto ad acquistare una delle varie isole abbandonate ad un costo oscillante dai 10 ai 100 milioni di dollari. Spiccioli per lui, probabilmente, qualcosa di più per noi comuni mortali.

Un'isola per una integrazione alla rovescia.

L'intento del magnate egiziano è singolare e stride in modo anche un po' divertente con le difficoltà che sta incontrando una UE piuttosto fioca in materia, giacché appare strano anche solo immaginare che un singolo uomo, per quanto con alle spalle il suo gruppo ed il suo impero, possa aspirare ad una soluzione invisa ai "grandi" del Vecchio Continente che probabilmente nemmeno ci penserebbero mai. Nel momento in cui la Francia vaglia di estendere i suoi attacchi aerei alla Siria per colpire lo Stato Islamico e Vladimir Putin ancor più conferma il coinvolgimento militare della Russia in quello stesso Paese, il proposito di uno degli uomini più ricchi del mondo di strutturare una intera isola per i rifugiati, "perché devono essere trattati da umani", crea un contrasto che conferisce un certo fascino ad una vicenda drammatica sotto tutti gli aspetti.

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Certo, una società civile costruita sui fuggitivi, che sarebbe eterogenea e variegata tanto quanto unita dal tragico punto di partenza, andrebbe nella direzione opposta a quella integrazione tra popoli che tanti caldeggiano. Per meglio dire, sarebbe comunque integrazione ma non tra disagiati e zone opulente, come ad esempio ama definirle ancora Eugenio Scalfari, dunque in realtà un passo indietro in questo senso. Detto ciò, qualsiasi soluzione in grado di aiutare a riportare una certa normalità sarebbe la benvenuta.

Dubbi e difficoltà.

Alcuni dubbi esistono, sia sulla fattibilità che sui reali obiettivi del signor Sawiris. Tanto per iniziare ci sono le difficoltà burocratiche e bisogna affrontare la forca di regolamenti e leggi; oltre ciò, tornerà difficile a molti di noi credere ed immaginare che un simile progetto possa essere concepito quasi solo per scopi umanitari. Considerato che lo Zio Paperone d'Egitto è amministratore delegato di ORASCOM TMT, importante operatore di telefonia e comunicazione in diversi paesi dell'Africa orientale, qualcosa "sotto" dovrebbe esserci, anche perché nessuno fa qualcosa per nulla, soprattutto se si tratta di una iniziativa dai costi elevatissimi e che, considerati i "numeri", andrebbe tenuta d'occhio con attenzione non appena attuata. Vedremo se questo progetto vedrà la luce o se resterà... L'Isola che non c'è.