Una emittente locale della Virginia (Stati Uniti), la WDBJ-TV, due reporter al lavoro ed un altro dipendente della stessa rete. Vester Lee Flanagan, afroamericano di Roanoke, ha scelto una diretta tv per uccidere Alison Parker e Adam Ward, filmando tutto e pubblicando il video  sui Social per poi suicidarsi al sopraggiungere delle forze dell'ordine. Pare che lo scopo dell'assassino sia stato quello di vendicare lastrage della chiesa di Charleston. Intanto si  inasprisce il dibattito, e con esso l'offensiva del Presidente Barack Obama, sulla facilità di acquisto e circolazione, dunque d'uso, di armi negli Stati Uniti.

Assassinio in diretta in Virginia: il razzismo non c'entra - L'assassino aveva espresso il proprio astio in modo chiaro, ipotizzando addirittura che Alison Parker fosse stata assunta "grazie" ai suoi commenti razzisti.

Egli aveva inoltre inciso sulle pallottole le iniziali delle vittime. Questi due particolari non di poco conto, abbinati alla sua esigenza di mettersi al centro del Mondo e dell'attenzione ed all'atto finale del suicidio, sono più che sufficienti per affermare che il razzismo c'entra come gli assi delle carte napoletane in una partita a Poker. I tratti di disagio, frustrazione, ansia, rabbia ed anche di una (sopravvenuta magari) follia sono evidenti. Un uomo rimasto senza direttive, evidentemente già dilaniato dentro, ma riflettiamo: se dovessimo regolare con le armi ogni forma di denigrazione, calunnia, offesa ed appunto razzismo resteremmo in cinquemila su questa Terra.

Le reazioni - Probabilmente tra commenti, descrizioni, dibattiti e trattati vari leggeremo o ascolteremo qualcuno dire che la colpa è stata della signorina Parker, un po' come avviene per gli stupri che sarebbero "istigati" dall'abbigliamento femminile.

I migliori video del giorno

Magari qualcuno si spingerà ad affermare che sta loro bene che ci siano rimasti secchi, così imparano a discriminare. Si tratta di semplificazioni, strumentali e speculative, sulle quali si può e deve passare a piè pari guardando avanti.

L'uso delle armi - Il discorso delle armi negli Stati Uniti va sicuramente affrontato, così come bisogna per ora ingoiare che una certa quota di fatti del genere appare oramai inevitabile a verificarsi nel nostro Tempo. L'episodio specifico non è però esattamente archiviabile in base ad queste considerazioni poiché si tratta senza dubbio di un eccesso, di un tragico "picco". Spesso negli Stati Uniti si tende a collegare le stragi a razzismo o riti religiosi. Quello di Flanagan era invece oramai un cervello pronto ad esplodere, apparentemente senza motivo, martellato dai ritmi e dalle problematiche di un'epoca che a troppe persone sottrae tempo e spazio per mettere ordine nella testa e trovare un equilibrio interiore anche soltanto minimo.

Il razzismo non c'entra - Giova precisare che non si sta qui difendendo o peggio negando la piaga del razzismo strisciante che esiste e che va combattuta con ogni mezzo.

Va detto però che identifichiamo spesso il "razzismo" in modo troppo classico mentre ne esistono molte forme, in vari ambiti e non necessariamente legate al colore della pelle. Alzi la mano chi tra noi non abbia subito diverse volte comportamenti discriminatori ed offensivi, persino in famiglia. Accade sempre più con il passare degli anni ma non è sufficiente per giustificare uno o più omicidi. Le carenze sono altrove: educazione, rispetto per gli altri e le rispettive opinioni, rispetto per la vita, capacità di convivenza civile e senso civico, umiltà ed infine la capacità di contare fino a tre e di voltar pagina: "Non ti curar di loro, ma guarda e passa". Non conosciamo altro che cenni della vita delle tre persone morte. Ci restano il sorriso e la freschezza di Alison, la faccia simpaticissima di Adam e la disperazione di Vester Lee. Ci resta una domanda: dove andremo a finire?