Come da programma, continua il viaggio apostolico negli Stati Uniti di Papa Francesco, che cancella ogni dubbio sul passo che sta imprimendo a tutta la comunità cristiana e alla nuova dottrina della fede. Appena terminato il discorso alle Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si è voluto fermare ad Harlem, dove ha incontrato i giovani studenti delle elementari e medie della scuola cattolica di Nostra Signora Regina degli Angeli, in una sosta dal valore fortemente simbolico.

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Nel suo tipico stile ci ha tenuto, come prima cosa, a scusarsi per l’interruzione.

Il sogno di Martin Luther King

Poi inaspettatamente, consapevole di essere in un luogo dove il riscatto dalla immigrazione è un ricordo affatto lontano nel tempo, ha sollecitato gli studenti a non dimenticare l’importante insegnamento di Martin Luther King, citando il famoso discorso in cui il grande leader carismatico raccontava del suo sogno per il mondo futuro: un mondo in cui tutti i bambini avessero avuto accesso all’istruzione ed educazione, in cui per ciascuna persona esistesse pari opportunità e pari accesso alla dignità del lavoro.

Sollecitando il suo giovane auditorio a non dimenticare che “E’ bello avere dei sogni e poter lottare per essi.”

Il ricordo delle Torri Gemelle

Quindi si è recato al Memoriale della tragedia dell’11 settembre, eretto proprio dove sorgevano le Twin Tower, le Torri Gemelle, dove insieme ad altri 12 leader religiosi ha evocato la pace come antidoto a coloro che “credono che la distruzione sia l’unico modo di risolvere i conflitti”, come ha già fatto in precedenza. Dopo aver espresso il dolore incolmabile, aver pianto con i propri fedeli per la tragedia ingiustificabile, Papa Bergoglio ha elogiato il popolo della Grande Mela, che contro ogni immaginazione ha saputo esprimere la propria profonda solidarietà, intervenendo in ogni modo, attraverso la capacità di mostrare aiuto reciproco, amore e sacrificio personale, come ha sottolineato il Santo Padre, aggiungendo “In quel momento non era una questione di sangue, di origine, di quartiere, di religione o di scelta politica; era questione di solidarietà, di emergenza, di fraternità.

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Era questione di umanità

Gesù per le strade, nello smog

Al termine della giornata Papa Francesco ha celebrato la Santa Messa al Madison Square Garden, dove, durante l’omelia, ha chiesto “Come trovare Dio che vive con noi in mezzo allo “smog” delle nostre città?“ rispondendo attraverso l’esempio delle persone che vivono nelle metropoli in grande difficoltà, quasi senza averne diritto: gli stranieri, i poveri, gli homeless, gli anziani che ha definito “confinati ai bordi delle nostre strade, nei nostri marciapiedi in un anonimato assordante“. Ma per Papa Bergoglio è proprio la consapevolezza della viva presenza di Gesù in quelle vie che rende pieni di speranza: “Una speranza che ci libera da “connessioni” vuote, dalle analisi astratte, o dal bisogno di sensazioni forti. Una speranza che non ha paura di inserirsi agendo come fermento nei posti dove ti tocca vivere e agire. Una speranza che ci chiama a guardare in mezzo allo “smog” la presenza di Dio che continua a camminare nella nostra città“.