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Ancora spari, in via Epomeo, sei ragazzi pistole in pugno sfrecciano su tre scooter e fanno fuoco, alcuni proiettili raggiungono delle abitazioni. E poi pistole a Ponticelli, Barra. Pianura. Chi c'era, racconta che qualcosa di simile avveniva negli anni '80, la Nco di Raffaele Cutolo contro la Nuova famiglia dei Nuvoletta, i Gionta e i Bardellino. I paragoni si sprecano in queste ore: Napoli sembra Baghdad, dice la presidente della terza municipalità, Giuliana Di Sarno. Il sindaco de Magistris rifiuta il paragone: non stiamo messi peggio di Milano, dice sostenendo che alla fine la Napoli migliore vincerà.

Ma la guerra c'è.

Si spara e si uccide per il controllo delle piazze di spaccio, per il predominio, per stabilire chi è il più forte. A rimetterci la vita, in un paio di giorni, Genny, un diciassettenne ucciso in piazza San Vincenzo alla Sanità. Sognava di fare il pizzaiolo, dicono i parenti. Aveva precedenti per reati contro il patrimonio, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Pasquale Ceraso, 67 anni precedenti penali anche per lui, trovato morto in via discesa Sanità. Poi, come per i conflitti bellici, ci sono ore o giorni di tregua. Si studiano le prossime mosse, si individuano i bersagli. Oppure si ferma tutto perché intanto è arrivata la legge e non bisogna fornire altri indizi.

La Commissione antimafia

Marco Di Lello è segretario della Commissione parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, è in questa veste che sta chiedendo interventi urgenti: “Ho chiamato la Bindi affinché giovedì in ufficio di presidenza si deliberi una missione urgente dell'antimafia a Napoli – rivela il parlamentare eletto nel Pd -.

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L'onorevole Bindi ha fatto sua la proposta e verrà calendarizzata al più presto la missione. Perché è inutile parlare del Sud e della ripresa del Mezzogiorno se non partiamo dalla sicurezza. A questa escalation lo Stato deve reagire, tutte le istituzioni devono essere compatte. Comune, Regione, Stato, tutti insieme, bisogna fare ognuno la sua parte”. Di Lello ne ha anche per il sindaco di Napoli: “De Magistris la smetta di fare polemiche inutili – intima -. Poi si tratta di una emergenza che riguarda Napoli ma anche anche altre aree della Campania, come la bassa irpinia, il casertano. Abbiamo bisogno di più forze dell'ordine e anche l'annuncio di Alfano riguardo i rinforzi è un primo segnale positivo, importante, ma – avverte - sia chiaro che è da considerare solo un primo segnale”.

L'attivismo in città è forte. L'attenzione alta da parte delle forze dell'ordine. Il prefetto Gerarda Pantalone ha già convocato il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza ed è in contatto continuo con il questore Aldo Marino.

Più mezzi e uomini delle forze dell'ordine chiede la deputata Pd, Michela Rostan a Renzi.

Ma al suo Governo chiede soprattutto una strategia complessiva per combattere e sconfiggere la criminalità a Napoli, una strategia, chiede la deputata, “fatta di impegno comune da parte di tutte le istituzioni, solo così si può sanare la città”.

Il ministero dell'Interno ha fatto sapere che manderà dei rinforzi, una cinquantina di uomini per dare manforte alla sicurezza. Il numero ha suscitato ironia, amara ironia. Si ritiene che sia un supporto insufficiente a garantire il ripristino della normalità in città.

Ricordare Anatoly

Mentre la guerra di camorra insanguina le strade della città, è ancora vivo il ricordo di Anatoly Karol, l'ucraino ucciso perché voleva sventare una rapina in un supermercato di Castello di Cisterna. E gli assassini sono due giovani figli di un boss locale, intercettati e arrestati dai carabinieri. Nei giorni scorsi sui social dei due erano arrivati messaggi di sostegno e di solidarietà. I profili sono stati, poi, oscurati ma intanto era nata la risposta indignata del web attraverso la creazione di una pagina “Ianuale Gianluca e Di Lorenzo Marco marcite in cella”. Segno che la forza di reagire c'è e va sostenuta.